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La musica strumentale italiana : il concerto ('600)


Il primo tratto principale delle vicende della musica strumentale italiana nel corso del Seicento è la definizione più puntuale del termine concerto, e in particolare del concerto grosso. Con il termine Concerto grosso si intende una forma musicale del medio barocco italiano, basata, sull'alternanza tra movimenti lenti e veloci, ma caratteristica per il suo organico strumentale, che ne determina anche l'originalità strutturale. L'organico strumentale infatti è suddiviso in due sezioni, di diversa consistenza: il Concertino e il Concerto grosso. La prima è composta di norma, come nella sonata a tre, da due violini e un violoncello come basso; la seconda da vari strumenti ad arco in uso all'epoca (violini, viole, violoncelli, talora una viola di basso o un contrabbasso), e dallo strumento a tastiera che realizza il basso continuo. L'andamento del concerto grosso è basato sulle due sezioni strumentali, che alternano frasi ed episodi musicali come in un dialogo; il Concertino può ad esempio proporre un tema che il Grosso varia o sviluppa, creando il tipico effetto di alternanza dinamica tra piano e forte, che è stato talvolta accostato alle volumetrie delle architetture barocche. Poteva essere composto in stile dotto (richiamandosi alla Sonata da chiesa, senza che questo ne supponesse necessariamente l'uso liturgico) oppure in stile di danza (Sonata da camera), destinato cioè all'intrattenimento in un contesto profano. In ogni caso, rimase sempre una composizione di carattere nobile. Nel concerto grosso, come nella sonata a tre, i due violini del Concertino si trovavano in condizione di pari dignità, limitandosi a duettare tra loro; ma col tempo il primo violino prende il sopravvento, anche grazie al rafforzamento tecnico dello strumento (operato in particolare da Antonio Stradivari a partire dal 1690 circa), trasformandosi in una vera e propria parte solistica, contrapposta al Concerto Grosso, e dando vita al Concerto a solo. Quest'ultimo rappresenta l'archetipo da cui si è evoluto il concerto vero e proprio, quello, cioè, basato sul dialogo tra uno strumento solista e un complesso strumentale, generalmente l'orchestra.
La forma musicale del concerto grosso è stata portata alla sua massima espressione da compositori quali Arcangelo Corelli, Giuseppe Torelli, Tomaso Albinoni e Georg Friedrich Händel. Corelli, legato agli ambienti razionalizzanti dell’accademia dell’Arcadia, non fu tanto un innovatore quanto un professionista del settore che si approcciò all’argomento con metodo scientifico. Il Concerto grosso si affermò soprattutto a Venezia, dove, con Dell'Abaco e soprattutto con Antonio Vivaldi (1678 – 1742) acquistò una maggiore definizione nella forma e nella varietà ritmica e timbrica. Vivaldi era violinista e compositore, ordinato sacerdote più per necessità che per vocazione. Si distinse per il suo rifiuto di ogni concezione astrattamente architettonica della partitura, in favore di uno stile aperto alle suggestioni di una soggettività sempre altalenante tra dramma e lirismo, che rimane però sempre fedele alle esigenze di ordine, chiarezza e semplicità allora diffusa dall’Arcadia. Come per la sinfonia, anche il concerto assume definitivamente la struttura in tre tempi allegro, adagio, allegro.La produzione di Vivaldi, fu presa a modello per molto tempo in Italia e fuori: lo stesso Johann Sebastian Bach, lo studiò in maniera approfondita, riprendendone la struttura nel suo Concerto nello stile italiano, col quale probabilmente voleva rendere omag
Tratto da STORIA DELLA MUSICA di Gherardo Fabretti
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