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Le opere musicali di Brahms



Le prime musiche composte da Brahms erano destinate al pianoforte, e tradivano le grandi ambizioni formali e il carattere sinfonico del suo pianismo, che esigeva una scrittura massiccia e densa, caratterizzata da un arduo, anche se poco appariscente, virtuosismo, come arduo era il suo discorso musicale.
La musica da camera fu l’ambito dove Brahms riuscì a dare il meglio di sé. Le motivazioni per cui un compositore eccelle in un genere sono spesso molto misteriose. Nel caso di Brahms e della musica cameristica, si realizzò certamente una straordinaria convergenza tra la concezione compositiva e poetica dell’uomo, e l’ambito sonoro e sociologico a cui la musica era destinata. Ad un uomo che si muoveva con estrema cautela e precisione nella pratica compositiva, creatore di una musica estremamente equilibrata e chiara, corrispondeva un ambiente, quello della borghesia erudita, che fungeva da humus fondamentale. Con essa, infatti, Brahms condivise gli ideali estetici, ma anche quelli etici di laboriosità tenace, di ripiegamento nella sfera del privato, tranquillità, sicurezza economica e comfort, che orientarono le sue scelte esistenziali. La musica da camera come genere, e il salotto come luogo, incarnavano perfettamente gli ideali di questa borghesia erudita, che sognava una musica “riservata”, creata per una cerchia di persone colte che si appassionano alle più sottili complicazioni linguistiche. Il quartetto, usato spesso da Brahms, era l’equivalente musicale di quella “conversazione tra amici ragionevoli” di cui parlava Goethe proprio a proposito di questo genere.
Nell’ambito cameristico ricordiamo qui le tre Sonate op. 1, op. 2 e op. 5; il Trio op. 8.; i Quartetti op. 25 e op. 26; il Quintetto op. 35, il Trio op. 40 per pianoforte, violino e corno; i Sestetti op. 18 e op. 36; le due Sonate per violoncello e pianoforte op. 38 e op. 99; le tre Sonate per violino e pianoforte op. 78., op. 100, e op. 108.
Significativo del suo tormentato senso di autocritica fu l’atteggiamento di Brahms verso la grande forma sinfonica, che si decise ad affrontare solo dopo molti dubbi, ripensamenti e numerose esperienze preparatorie. Ricordiamo qui la Sinfonia n. 2 op. 73; la Sinfonia n. 3 op. 90; la Sinfonia n. 4 op. 98, culmine del sinfonismo brahmsiano, in cui esigenze espressive e rigore costruttivo si fondono compiutamente .
Abbiamo poi le maggiori opere corali, dove la stessa scelta dei testi appare estremamente indicativa: Un Requiem tedesco (dalla Bibbia), il Canto del destino (da Holderlin), il Canto delle Parche e la Rapsodia per contralto (da Goethe). Queste opere intendono comunicare un messaggio profondamente umano attraverso un conflitto ideologico ed emozionale tra il testo originario e quello imposto con violenza da Brahms. Il Requiem orienta il testo biblico verso un tormentato confronto tra la caducità dell’uomo e la beatitudine, la pace del riposo eterno, senza
però la mediazione di un redentore; gli altri lavori, allo stesso modo, ribaltano questo confronto su un piano mitico, traendo spunto dai testi dei sommi poeti tedeschi: Brahms rappresenta un suo crepuscolo degli dei, con un uomo tormentato dal dubbio e dall’incertezza verso la propria sorte, consumato nel suo inestinguibile anelito verso l’infinito, verso la luce. Una luce che però sembra estinguersi opera dopo opera, fino a scomparire quasi del tutto nei suoi Quattro Canti Seri.

Tratto da STORIA DELLA MUSICA di Gherardo Fabretti
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