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Come si finanzia la guerra?


• Si finanzia stampando moneta, cioè generando inflazione, rendendo più povere le persone che non riescono a comprare più nulla, se si stampa moneta, si riesce a produrre beni bellici; inoltre, si finanzia molto coi prestiti dall'esterno: gli USA che entreranno nella prima guerra mondiale molto tardi, in modo defilato rispetto al loro impegno nella seconda guerra mondiale, essi finanziarono l'Inghilterra, la Francia, l'Italia (inflazione + debito estero con crediti interalleati). Si crea un'enorme massa di cosiddetti "crediti interalleati", prestiti emessi dagli USA apposta per finanziare gli alleati, con denaro americano.

Gli USA pagano un tributo minore di morti rispetto alla seconda guerra mondiale ma sono decisivi nel prestare i soldi all'Inghilterra e agli altri alleati. L'Inghilterra stessa inizialmente presta molti soldi a Francia e Italia nella loro battaglia contro l'impero austro-ungarico.

Gli USA diventano forti creditori dell’Europa e quando finisce la guerra, vogliono essere ripagati al dollaro, al centesimo, anche perché questi soldi venivano dalle tasse che gli USA avevano imposto sui loro cittadini e venivano anche dai prestiti che gli USA avevano a loro volta fatto sottoscrivere dai cittadini stessi. Questo provocò intanto una grande tensione a livello internazionale: si sperava che gli USA, che erano diventati in poco tempo l'economia più forte del mondo, che stavano invadendo i mercati europei con le loro produzioni, che essi facessero uno "sconto" o addirittura continuassero a sostenere l'Europa anche dopo la guerra, come avrebbero fatto invece dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1918/19 invece tutto questo non succede, anzi l'allora presidente americano un poco più favorevole con un occhio di riguardo nei confronti della vecchia Europa, W. Wilson viene mandato a casa finita la guerra e al suo posto arriva il presidente repubblicano che comincia a chiudere le frontiere, a porre dei contingenti molto stretti all'immigrazione negli USA, a porre regole molto rigide e a voler riavere tutti i soldi che gli USA avevano dato.

Tutto ciò crea caos, prima perché si sperava che gli USA proseguissero nel rilanciare un'Europa allo stremo come era quella dopo la prima guerra mondiale, poi perché si sperava che condonassero una parte di queste cose. Un'altra cosa che dette molto fastidio è che queste cose non furono stabilite una volta per tutte, non si arrivò a una soluzione e lo stesso trattato di Versailles alimentò l'incertezza, l'instabilità, non si sapeva cosa sarebbe successo.

Si avviarono infatti lunghi negoziati per trovare un accordo, sia tra i paesi vincitori con la confederazione tedesca, sia all'interno dei vincitori, in cui c'erano quelli poveri, quelli distrutti, quelli indebitati e quelli ricchi che però avevano dato tanto tipo l'Inghilterra e soprattutto gli USA. Si fanno lunghissimi negoziati per consolidare il debito estero, per trovare un accordo per cominciare a ripagare, ristrutturare paesi che non avevano alcun tipo di riserva neanche per comprare una settimana di importazioni. Gli USA, da questo punto di vista, hanno un nuovo ruolo, hanno delle responsabilità storiche enormi, forse perché era anche una giovane nazione, e viene definita "superpotenza riluttante": era una nazione che aveva dato tanto e ora presentava il conto. Aveva grosse responsabilità per quello successo dopo già dai primi anni Venti in termini politici ed economici, cioè il chiudersi a riccio, il voler disintegrarsi piuttosto che integrarsi, il voler chiudere i rapporti.

Gli USA avrebbero potuto fare di più dopo la 1GM; poi dopo la 2GM il contributo dato per ricreare il nuovo ordine economico mondiale fu enorme. La situazione fu resa molto complicata perché non ci fu un paese leader, economicamente più forte che contribuì a creare un nuovo ordine, un nuovo sistema di regole, nuovi meccanismi di rapporti internazionali, ma invece con il suo comportamento, l'America contribuì a creare disordine. Certo, aveva il diritto a ricevere i propri soldi, non aveva nessun obbligo a continuare ad aiutare l’Europa, però la reazione degli USA fu proprio quella di chiusura fino ad arrivare, nonostante fosse un paese enormemente in surplus, ad adottare provvedimenti protezionistici feroci. Di solito il protezionismo lo adotta chi è in disavanzo, in deficit per difendersi. Ma chi è un paese in surplus (come Germania oggi molto rigorosa e poco espansiva) come gli USA inizialmente con queste amministrazioni repubblicane chiusero le porte, poi progressivamente alzarono i muri. Uno dei provvedimenti più famosi fu una tariffa che prese il nome di "Smoot Hawley", nome dei due membri del Congresso che stilarono la legge, ed essa fu una tariffa fortissima contro le merci europee, estremamente restrittiva e penalizzante, questo provvedimento alimentò l'instabilità, aumentò la voglia di fare guerre commerciali, aumentò la reazione di altri paesi come Francia che reagì in maniera dura a questi provvedimenti americani. Tutto questo poi precipitò nella crisi degli anni Trenta.

In un sistema globale di regole, i paesi leader devono agire da traino, da locomotive, in qualche caso anche da finanziatori, perché se i paesi leader cominciano a chiudere, ad alzare muri, a provare barriere, ad adottare misure di rappresaglia, la situazione si complica. Questa è una delle più grandi interpretazioni della crisi del '29 che attribuisce agli USA un ruolo con responsabilità gravi, poco internazionalista, molto riluttante, molto nazionalista.

Tratto da STORIA DELLA POLITICA ECONOMICA INTERNAZIONALE di Federica Palmigiano
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