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Quali sono le regole fondamentali del Gold Standard?


Determinazione parità aurea (£133 gr. Oro, $23 gr oro). La prima regola era quella di determinare la parità, che era data dal contenuto aureo delle monete: immaginiamoci un sistema esclusivamente metallico, per esempio il rapporto del tasso di cambio tra sterlina e oro, dipendeva da quanti erano i grammi di oro a parità di purezza, riguardante cioè il peso della moneta d'oro; il tasso di cambio si determinava andando a vedere quanto pesava una sterlina (133 gr di oro) e quanto pesava un dollaro (che conteneva 23 gr oro, ma questo non vuol dire che la sterlina valesse più dell'oro) e si stabiliva così il loro rapporto di parità, quindi quanti dollari ci volevano per avere una sterlina: 5 dollari per 1 sterlina; un dollaro magari era una moneta più facile ma maneggiare, più piccola ma che conteneva 1/5 di oro della sterlina; il rapporto di cambio era 5 a 1. Così lo si faceva per tutte le altre monete.
Si stabilivano tassi di cambio fissi in funzione del contenuto aureo, nell'ipotesi che l'oro contenuto fosse della stessa purezza e della stessa quantità. Intanto si determinava il tasso di cambio, e quello stabile tra sterlina e oro era 5 a 1. Il discorso si complica un po' quando i sistemi monetari diventano fiduciari, cioè si creano banconote, pezzi di carta che non valgono nulla, che cominciano a circolare e che non hanno un valore intrinseco, a differenza della moneta d'oro. Qui cominciano ad essere dei problemi perché di banconote ne puoi stampare troppe, spingendo sull'offerta di moneta molto di più.

Tassi di cambio fissi e convertibilità moneta in oro c/o banca centrale. In pratica queste monete si potevano portare alla banca centrale e convertirle: immaginiamo che il tasso di cambio sterlina/dollaro sia 5 a 1, se tu hai 5 dollari che guadagnavi dal commercio di esportazione britannica negli USA, con questi 5 dollari di oro andavi alla banca d'Inghilterra e questa ti dava 1 sterlina, era obbligata a convertire in funzione del tasso di cambio che era appunto stabile.

Banche centrali intervengono sui tassi interesse per stabilizzare cambi. Esistevano anche delle politiche che favorivano questa stabilizzazione, nel senso che se la Gran Bretagna ha un disavanzo nella bilancia commerciale con gli USA, vuol dire che importa merce americana di valore molto di più di quanto ne esporta, la Gran Bretagna perdeva oro e questo oro inglese andava verso gli USA per finanziare gli acquisti di merci americane in valori superiori agli acquisti di merci inglesi fatti dagli americani. Dunque la Gran Bretagna perdeva basi monetarie, perdeva moneta che fino a quel momento era in circolazione nella sua terra e questo la spingeva al ribasso di prezzi inglesi, perché si riduceva la base monetaria inglese, contemporaneamente aumentava la base monetaria americana e quindi c'era una tendenza al riequilibrio perché i prezzi inglesi scendevano a seguito di questa pressione deflazionistica, i prezzi americani salivano e piano piano gli americani avrebbero cominciato a comprare molto di più di beni inglesi perché vedevano che costavano sempre meno e gli inglesi a comprare sempre di meno i prodotti americani perché costavano sempre di più. Questo sistema era anche fondato sul fatto che i tassi di cambio mi garantivano un equilibrio nella bilancia commerciale e questo equilibrio era anche rafforzato dalla manovra sui tassi d'interesse: se la mia economia è in disavanzo, la banca centrale poteva aumentare i tassi di interesse per favorire degli ingressi di moneta nel mio paese (ricordare la condizione di Acocella). Se io aumento i tassi d'interesse interni, a parità di tante altre condizioni, ci saranno degli stranieri che manderanno capitali nella mia economia; al contrario, se aumentano i tassi d'interesse sul dollaro, io sposterò i miei capitali dall'Europa agli USA. Anche questa era una regola importante, cioè poter intervenire o attraverso deflazione/inflazione interna o attraverso la manovra sui tassi per favorire l'assorbimento degli squilibri e il mantenimento invece di una situazione in equilibrio.

Tratto da STORIA DELLA POLITICA ECONOMICA INTERNAZIONALE di Federica Palmigiano
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