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La leva del busto


Nella posizione eretta il peso corporeo viene ad essere scaricato maggiormente sul tratto lombare del rachide, e affinché il corpo possa essere mantenuto in tale posizione intervengono i muscoli posteriori della colonna vertebrale che controbilanciano la tendenza nell’andare avanti del corpo.
Durante un movimento di flessione, il fulcro è rappresentato principalmente dalla L5, il peso funge da resistenza i muscoli posteriori della colonna fanno si che il busto non tenda a flettersi in modo eccessivo. In tale movimento avremo che il disco intervertebrale verrà pressorizzato anteriormente e il nucleo polposo si porta verso l’indietro con l’apertura a ventaglio dei segmenti ossei posteriori del rachide.
In questo caso la forza applicata dai muscoli posteriori della colonna vertebrale dovranno compiere un lavoro due volte maggiore quello precedentemente descritto, per riportare nuovamente il busto nella posizione di partenza, ovvero in quella eretta. A limitare la pressione sui dischi vertebrali della colonna lombare sarà l’intervento della muscolatura addominale definita per antonomasia l’antagonista di quella vertebrale, la quale per la pressione che esercita, principalmente per l’intervento del muscolo trasverso dell’addome, allieva il carico sul tratto infero del rachide.
Nel movimento inverso invece, ovvero in quello di iperestensione, avviene il fenomeno contrario, ovvero si ha una accentuazione della lordosi lombare e quindi una maggiore pressione nei compartimenti posteriori del rachide che conseguenzialmente possono portare a lombalgie, maggiormente presenti nelle donne in gravidanza, per il tipo atteggiamento che assumo per contrastare la pensantezza del ventre.

Tratto da TEORIA TECNICA DIDATTICA ATTIVITÀ MOTORIA di Vincenzo Sorgente
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