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I media e la bioetica: riflessioni sulla qualità dell'informazione

La bioetica compare nei media di solito quando deve servire ad accompagnare e a commentare notizie estreme, quando e se il tema in questione suscita preoccupazioni di tipo morale. Si fa appello ai principi della bioetica soprattutto quando si tratta di presentare con enfasi temi che colpiscono l'immaginario collettivo. Solo di rado, anzi, diciamo tranquillamente quasi mai, si parla di bioetica “detta” quotidiana. Temi di bioetica quotidiana dovrebbero essere proposti costantemente attraverso i media come argomenti di approfondimento e di dibattito allargato e pubblico. Uno stimolo a guardare con occhi diversi ciò che si nasconde dietro i progressi della medicina e della scienza.

Dall'analisi di un anno di carta stampata di individuano caratteristiche e si delineano tendenze analoghe: sui mezzi d'informazione si parla di malattie solitamente con il clamore di nuove terapie presentate come risolutive, sono solo i successi a fare notizia. Notizie che si propongono sulle pagine dei giornali in modo quasi sempre spettacolare, raramente ponendosi il problema etico di creare aspettative esagerate magari false, nei malati, nei cittadini, nelle persone. Parlare di malattia dovrebbe essere altro, dovrebbe essere un discorso incentrato sulla medicina ma prima ancora sui malati e su valori condivisi e quindi di bioetica, poiché la malattia è un vissuto che coinvolge l'essere umano, il suo corpo, il suo spirito e il suo comportamento.

Se prima in un passato recente si pensava che la scienza fosse in grado di fornire conoscenze sempre più certe, i nuovi problemi fanno barcollare tale convinzione perché i fatti sono incerti, le poste in gioco elevate, le decisioni urgenti, i valori controversi. Chi produce informazione sembra scarsamente consapevole dei limiti dei risultati scientifici e quindi non è in gradi di comunicare complessità, ambiguità, controversie proprie della scienza. Pur di catturare l'attenzione dei lettori, si rompono talora le regole della correttezza e obiettività dell'informazione, complici molto spesso i ricercatori che pur di incentivare e investimenti e carriere continuano ad alimentare grandi aspettative. La funzione di informazione, nonché di guida verso scelte consapevole nonché ai fini di una valutazione per eventuali rischi, cade. Le notizie giocano sull'emotività, sono ad effetto, e talora i commenti del bioeticista di turno invece che ad aiutare ad entrare nel problema e capire, sono ridondanti, retorici e peccano di arroganza intellettuale nonché d'ipocrisia.

I cambiamenti significativi provocati dalla biomedicina hanno richiesto negli ultimi decenni un aggiornamento e un arricchimento dei codici deontologici. È diventato necessario trovare una sorta di terreno d'incontro tra l'etica medica di tipo paternalistico, in cui il medico aveva un potere assoluto rispetto al bene del paziente, e la pratica medica, che nell'esperienza quotidiana incontra nuovi dilemmi con una dimensione non solo individuale e privata ma anche pubblica e sociale. La responsabilità medica si è in un certo senso ampliata e con essa anche obblighi e divieti, al fine di una completa tutela della qualità di vita individuale e morale.

Mai come in questo ultimo decennio di fine secolo la distanza fra il mondo della riflessione bioetica, quello della scienza e quello dell'informazione, è stata tanto grande. Il gap tra scienziati e mass media impedirebbe di fatto al pubblico di comprendere le scoperte scientifiche e di valutare il loro impatto sulla società. Il rapporto mette in risalto l'attitudine all'ignoranza da parte dei giornalisti e all'arroganza da parte degli scienziati che ostacola la comprensione del pubblico della scienza e dei progressi di tale. Nella complessa relazione tra scienza e mass media le tensioni sono destinate ad aumentare. Siamo testimoni di un'epidemia di scoperte biomediche: non passa settimana senza che notizie clamorose ci annuncino straordinari successi di laboratorio, nuovi farmaci o nuove cure miracolose. Si tende a fare dell'informazione spettacolo e non si da altrettanta attenzione ed enfasi ai risvolti bioetici.


di Marianna Tesoriero
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