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La collaborazione delle culture


Le culture che sono riuscite a realizzare le forme di storia più cumulative non sono mai state prodotte da culture isolare, ma da culture che realizzano con vari mezzi coalizioni e infatti l’assurdità sta proprio nel dichiarare una cultura superiore a un’altra poiché se una cultura fosse sola non potrebbe mai essere superiore perchè sarebbe debole.
Il fatto che l’umanità sia rimasta stazionaria per i nove decimi della sua storia non dipende dal fatto che l’uomo paleolitico fosse meno intelligente del neolitico, ma da una combinazione.
La possibilità che una cultura ha di totalizzare quel complesso insieme di invenzioni di ogni ordine che chiamiamo una civiltà è funzione del numero e della diversità delle culture con cui essa partecipa all’elaborazione di una comune strategia.
La storia cumulativa non è prerogativa di alcune razze, ma risulta dal loro comportamento, dalla modalità si esistenza delle culture ossia la maniera di essere insieme. Quindi possiamo comprendere che il merito di un’invenzione accordato a una cultura non è mai sicuro; in secondo luogo i contributi culturali possono sempre suddividersi in due gruppi: da un lato aspetti e acquisizioni isolate che non scuotono le radici di una civiltà come l’arrivo del tabacco, dall’altro i contributi che hanno carattere di sistema ossia gli stili di vita (patterns).
Quando parliamo di civiltà mondiali non designiamo un’epoca o un gruppo di uomini ma utilizziamo un concetto astratto di valore morale o logico, la nozione è troppo schematica.
Il vero contributo delle culture consiste nello scarto differenziale che presentano tra loro e la civiltà mondiale non può essere altro che la coalizione di culture che preservano la propria originalità.

Tratto da RAZZA E STORIA. RAZZA E CULTURA di Anna Carla Russo
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