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Ortner e Whitehead

Ortner e Whitehead dicono che i processi naturali del sesso forniscono soltanto uno sfondo all’organizzazione culturale del genere e della sessualità. Ciò che il genere è, ciò che gli uomini e le donne sono, quali tipi di relazioni si instaurano o si dovrebbero instaurare tra loro: tutte queste nozioni sono soprattutto prodotti dei processi sociali e culturali.
Dopo questi studi che negavano un determinismo del sesso sul genere e si occupavano prevalentemente di genere, si è sviluppata anche una riflessione più radicale che parte dal fatto che anche il sesso è culturalmente costruito, che non è possibile separare la biologia dalla cultura.
Questo tipo di riflessione ha alcune basi nella storia del pensiero occidentale. Infatti, noi diamo per scontato che le differenze che esistono tra corpo maschile e femminile siano visibili in primo luogo attraverso i genitali e che questa differenza sia segno di altre differenze che si trovano all’interno del corpo (a livello ormonale e cromosomico) e che queste differenze siano un dato.
Ci sono però casi in cui queste differenze non sono sempre così inequivocabili: uno di questi casi è dato dagli individui intersessuati, dove si fa fatica a capire se si tratti di genitali femminili o maschili. Questo rende problematico dire che la differenza tra i due sessi sia un dato di natura.
Anche le differenze che consideriamo biologiche e naturali sono soggette a reinterpretazione: per esempio, la riclassificazione delle atlete olimpiche.
Questo mostra che ogni classificazione è sempre una costruzione culturale.
di Anna Bosetti
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