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L’importanza della funzione di una composizione musicale nel determinare la sua fisionomia e il suo suono

Nella storia della musica è sempre stato sottolineato il fatto che per ambiente diverso, e quindi per diversa funzione, il brano assume una fisionomia e un suono diversi. Basta pensare alla differenza dell’organico e del suono tra un’opera sacra e un brano concertistico o per un brano ad uso domestico e uno ad uso cortigiano.
Per quanto riguarda quest’ultimo confronto, possiamo esemplificare l’idea attraverso l’analisi di due madrigali:  il bianco e dolce cigno e “io parto” e più non dissi.
Il bianco e dolce cigno è un madrigale di Jaques Arcadelt, tratto dal primo libro di madrigali dell’autore e pubblicato nel 1539. Il brano in questione fu scritto per l’esecuzione in ambiente domestico ed è conseguentemente caratterizzato da melodie ed armonie semplici, tali da permettere a chiunque, anche ai meno esperti, di poterlo cantare. In esso le quattro voci cantano quasi totalmente in forma omoritmica l’una con l’altra, tranne alle battute 34-43 nelle quali abbiamo il cosiddetto madrigalismo, caratterizzato da una spiccata coralità (ingressi sequenziali ed imitativi) e da un marcato contrappunto. La sua semplicità è caratterizzata anche dalla presenza di note ribattute e da un moto per gradi congiunti, ovvero da una melodia che segue l’andamento della scala e, pertanto, privo di grandi salti (l’ambitus è infatti molto stretto, non supera l’ottava).
Grazie a queste caratteristiche che ne determinano la semplicità, la composizione ebbe un enorme successo all’epoca, tanto da essere ristampato per almeno 57 volte nel giro di cent’anni.
Tutt’altra cosa è “Io parto” e più non dissi di Carlo Gesualdo. Il madrigale, scritto per l’ambiente cortese, è caratterizzato da una spiccata complessità costruita grazie all’intreccio tra melodie consonanti e dissonanti, a bruschi cambiamenti di tempo e di tono, alla concatenazione di omofonia e polifonia e infine alla presenza di cromatismi contrapposti a diatonismi. Tutti questi elementi accompagnano i sentimenti espressi dal testo:  l’omofonia tra le voci alle battute 1-3 è utilizzata ad imitazione della voce di una sola persona, mentre i cromatismi e il madrigalismo alla battuta 4 indicano l’inizio del sentimento di angoscia espresso dalle parole “che il dolore privò di vita”, e così via. Dall’ascolto del brano ci si conviene che quest’ultimo è di difficile esecuzione e quindi non era adatto a musicisti dilettanti.
Da tale analisi possiamo vedere, chiaramente, come la funzione del brano ne determini la fisionomia e il suono: se da una parte abbiamo un brano per uso domestico, semplice cantabile da chiunque , dall’altra ne abbiamo uno complicato e articolato, creato per musicisti professionisti e per ambienti di corte.
C’è da dire che è possibile fare  un altro confronto tra le due opere esaminate, questa volta di carattere economico:  il brano di Arcadelt, essendo molto semplice da eseguire e alla portata di tutti, ebbe molto più successo  e molte più vendite del madrigale di Gesualdo, la cui complessità ne precluse i medesimi risultati.
di Silvia Lozza

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