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Agostino di Ippona e il segno


Con S.Agostino l’attenzione si sposta per la prima volta verso considerazioni proprie alla semiotica contemporanea, già accennate nei precedenti paragrafi. Nel De docrtina christiana il segno è ciò che fa venire alla mente qualche altra cosa, ha una funzione di rinvio, ed è tale solo se c’è una duplice volontà: di produzione da parte di chi lo emette e di riconoscibilità da parte di chi lo riceve. Le sue riflessioni precorrono, dunque, gli studi su quella che oggi chiamiamo abitualmente “comunicazione”, processo che vede il segno come un tramite sociale, relazionale. S. Agostino introduce, inoltre, il tratto della intenzionalità, nel momento in cui afferma che non tutto è segno, ma tutto può diventarlo in certe circostanze se esiste tale volontà, se cioè esiste l’intenzione di attribuire un significato a qualcosa che non nasce come segno. Il vescovo di Ippona distingue, così, i segni naturali da quelli intenzionali. È solo nell’età moderna che l’attenzione si sposta verso l’epistemologia.
di Niccolò Gramigni
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