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Bioetica, mass media e istituzioni

È diffusa l'opinione che l'informazione che i mezzi di comunicazione di massa offrono con riguardo ai temi bioetici non sarebbe di buona qualità, e ciò non in quanto tali argomenti sarebbero trascurati o presi in considerazione in misura insufficiente ma piuttosto perché i mezzi di comunicazione si soffermerebbero prevalentemente sulle valutazioni etiche e sulle diverse opzioni morali anziché fornire al pubblico informazioni adeguate e scientificamente corrette in merito alle innovazioni cioè in merito ai fatti da sottoporre alle valutazioni morali. Offrirebbero più giudizi che fatti e argomentazioni. Pocar, condivide questa posizione.

Il linguaggio che gli strumenti comunicativi hanno è un linguaggio poco adatto a fornire questo tipo di informazioni, è una comunicazione fuorviante, perché insufficiente. Una cattiva informazione provoca conseguenze tanto di carattere pubblico quanto di carattere privato e non di meno il ruolo delle istituzioni, vale a dire le strutture organizzate chiamate ad adottare scelte pubbliche per influenzare l'azione del privato.

La carenza d'informazione e la fragilità del dibattito pubblico per ciò che concerne la base scientifica delle questioni bioetiche rischia di sbilanciare la discussione solamente sul versante morale e di condurre a valutazioni etiche di tipo astratto, quasi avulso dalla realtà delle situazioni concrete, favorendo così sterili contrapposizioni teoriche.

Il cittadino per essere informato si rivolge alle comunicazioni di massa, la superficialità di questa fonte informativa la riduce ben spesso a una fonte piuttosto di confusione e di ignoranza, tesa solamente alla notizia clamorosa e all'uso di parole d'ordine stereotipate producendo un'informazione contrabbandata sotto parole chiave quali ad esempio eutanasia o clonazione. Così il pubblico disinformato non è in grado ad esempio di distinguere tra fecondazione omologa e quella eterologa, vale a dire per un fine difficilmente non condivisibile, il dibattito pubblico è indotto a soffermarsi su considerazioni etiche di tipo astratto riferibili a principi di carattere generale e quindi imprecisi e non sempre pertinenti con la questione in analisi, in favore di contrapposizioni etiche sterili, insomma, è indotta a fare di ogni erba un fascio.


di Marianna Tesoriero
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