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Cura ed educazione

La cura pare esaltare le componenti istintuali che contraddistinguono, nel senso comune, le pratiche di allevamento; in educazione, invece, si fa spazio il ragionamento, la riflessione, che dà luogo a mediazioni, a un agire competente progettato e pensato.
La cura si gioca nell’informalità, nell’immediatezza relazionale; l’educazione invece è formale: risente dei contesti in cui avviene e assume le finalità che le vengono attribuite da questi stessi contesti.
Nel rapporto di cura sembra realizzarsi all’interno di una relazione intima, esclusiva, tra due persone; in educazione questa non sembra essere l’unica modalità di relazione possibile anche se nei discorsi degli educatori non si fa esplicita menzione, per esempio, del gruppo come contesto relazionale.
Una condizione imprescindibile perché vi sia cura/educazione è la partecipazione consapevole di chi educa alla relazione che mette in atto. L’educazione e la cura, in altre parole, paiono aver comunque a che fare con l’intenzionalità soggettiva.
Educazione e cura paiono esistere perché vi sono soggetti che, grazie alla loro capacità relazionale, le pongono in atto Ci si chiede se sia veramente cosi soprattutto quando sempre più spesso assistiamo a eventi che indipendentemente dalla volontà dei singoli soggetti producono cambiamenti più o meno consapevoli nella vita dei soggetti eventi in seguito ai quali i soggetti imparano vo lenti o nolenti, a vivere diversamente.
di Anna Bosetti
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