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Dal controllo pubblico sull’incontro tra domanda e offerta di lavoro alle politiche attive per l’occupazione

Nel corso degli anni ’50 e ’60, di fronte allo sviluppo industriale, la normativa descritta ha palesato tutti i suoi limiti.
Condizionato dalla rigidità burocratiche dell’amministrazione pubblica, ma soprattutto strutturalmente finalizzato alla mera assistenza passiva del lavoratore disoccupato nella ricerca del posto di lavoro, il collocamento pubblico si è rivelato incapace di soddisfare le esigenze di un’offerta di lavoro più sofisticata e meno indifferenziata.
Nello stesso tempo la disciplina legislativa si è ben presto dimostrata del tutto inefficace ed ineffettiva.
Si è così posta l’esigenza di una revisione sostanziale della disciplina dei servizi per l’impiego.
Il collocamento, inteso come attività pubblica di mediazione tra domanda ed offerta di lavoro sembra costituire un istituto ormai attuale solo nella parte riferibile alle c.d. assunzioni obbligatorie; invece, sotto un profilo più generale, al fine di assicurare un più moderno ed efficace sostegno ai lavoratori nell’ambito del mercato del lavoro, si è passati dal sistema del collocamento ad un sistema integrato di servizi (pubblici e privati) rivolti a favorire la migliore occupazione dei lavoratori.
Nella prima fase di tale trasformazione è stato soppresso l’obbligo della richiesta numerica ed il passaggio dapprima (nel 1991) ad un sistema fondato sulla c.d. richiesta nominativa (cioè con indicazione nominativa del lavoratore da assumere) e successivamente (nel 1996) a quello fondato sull’assunzione diretta e sulla mera comunicazione successiva all’ufficio di collocamento dell’avvenuta assunzione.
Infine si è giunti al sistema attuale, che ha cancellato il monopolio pubblico del collocamento ed ha affiancato strutture private ai servizi pubblici per l’impiego nell’attività di intermediazione nel mercato del lavoro.
In questo modo si è introdotta una normativa intesa più che a regolare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, a sviluppare forme di politica attiva della manodopera finalizzate a promuovere l’occupazione ed in particolare l’accesso dei giovani al mercato del lavoro, la mobilità della forza-lavoro, la creazione di forme occupazionali diverse dal tradizionale rapporto di lavoro subordinato.
di Stefano Civitelli
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