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Distinzione tra derogabilità, proposta ferma e opzione

La distinzione dalla proposta ferma (art. 1329 c.c.) è netta, più sfumata è quella con l’opzione (art. 1331 c.c.), che per alcuno finisce per identificarsi con la figura del contratto preliminare unilaterale.
Le due figure sono in verità molto simili, giacché una sola delle parti è vincolata (nel preliminare unilaterale infatti obbligo di concludere il definitivo grava su una soltanto delle parti), ma è diversa la modalità di attuazione dell’impegno assunto.
Nel caso di inadempimento del contratto preliminare unilaterale sarà esperibile, oltre al risarcimento del danno, l’esecuzione in forma specifica perché il promissario ha assunto l’obbligo di concludere il contratto.
Nel caso dell’opzione il soggetto ha dichiarato di mantener ferma la propria proposta e si trova in una situazione di soggezione rispetto all’altro che potrà, nel termine prefissato, inviare la propria accettazione e, con ciò, concludere il contratto.
La qualificazione del preliminare unilaterale trova discorde la dottrina: per alcuno esso avrebbe struttura identica al patto di opzione, per altri le due figure seppur adempiono entrambe ad una funzione speculativa, creerebbero dei vincoli di diversa intensità.
Si può solo osservare che in entrambi i casi è contrattualmente conferito ad un soggetto (accettante) “il potere di determinare effetti che concernono anche la sfera giuridica dell’altro contraente”, e tutto sta a vedere se questo potere può realizzarsi in entrambi i casi con una semplice manifestazione di volontà del titolare o se sia necessario il concorso, nella sola ipotesi del preliminare unilaterale, di un comportamento della controparte la quale si troverebbe, a differenza dell’opzione, in una situazione non di soggezione ma di obbligo a prestare il consenso.

di Stefano Civitelli
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