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Donazione degli organi

La questione riguarda il consenso o meno a espiantare gli organi da una persona morta. Nel caso vi sia in presenza di una carta che documenti la volontà del paziente morto a donare i propri organi il problema non si pone. Nel caso in cui non siamo in presenza di tale, noi propendiamo per il consenso presunto o silenzio assenso, cioè rendere possibile l’espianto laddove non esista dichiarazione contraria; vedendo la questione da un punto di vista alternativo si tratta di un rapporto con lo stato tacitamente accettato alla nascita rispettandone le regole e senza manifestare intenzioni, perciò il mettersi a disposizione ora rappresenta un proseguo dei rapporti con la società.
I familiari devono poi rendersi meno invadenti possibili, non devono privilegiare il fanatismo, hanno si il diritto a dare degna sepoltura ma hanno anche un dovere morale verso i viventi malati, il corpo morto è solo materia (non anima da reimmettere).
Per quanto riguarda la priorità d’accesso alle cure, riteniamo che ognuno abbia diritto a un minimo di cure, ma tendiamo ad escludere l’accesso a chi è causa del suo male. Volendo ricorrere effettivamente a tale giudizio andiamo incontro ad una violazione della privacy da parte di una sorta di polizia morale. Il fatto è che nella maggior parte dei casi è errato ricondurre la genesi di una malattia a una sola causa determinata. Si ritiene moralmente accettabile piuttosto procedere in via conseguenziale, ad esempio procedendo con la determinazione di liste d’attesa per trapianti d’organo con tempi differenziati e con scadenze in modo tale che nessuno ne verrà escluso, in modo tale che si esiga da chi è causa del suo male un impegno per un certo periodo che in qualche modo li perdoni e gli permetta un accesso alle liste. Oppure possiamo chiedere allo stato di alimentare i costi delle sostanze che portano al male dei mali. Si parla qui di forme indirette di intervento sulle persone. Il fatto è che non possiamo non metterci una mano sulla coscienza e negare tale diritto a qualcuno in questi casi distinzioni tra ricchi e povere, virtuosi e viziosi, servono a ben poco per una soluzione pratica che sia moralmente accettabile.
di Marianna Tesoriero
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