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Gadda - Il narcisismo infantile nel regime fascista

La collettività era stata plagiata dal regime, che ne aveva carpito il favore sfruttando l’immaturità e l’ignoranza dilaganti. Ma anche e soprattutto, capitalizzando un retaggio della gioventù, evidentemente da molti non ancora superato: il narcisismo infantile. ”La violenta carica narcissica o autoerotica che […] raggiunge la sua massima caratterizzazione […] negli anni tra il 6o e il 20o”6, è alla base di quel meccanismo che ha permesso al Duce di entrare in simbiosi col popolo.
Durante l’infanzia e l’adolescenza l’uomo è istintivamente concentrato su se stesso, cura più o meno all’inverosimile la sua personalità e il suo aspetto, nel rispetto di un tendenza centripeta relativamente a ciò che lo circonda. Questo succede perché l’Io è ancora insicuro poiché giovane e ha quindi bisogno di affermare se stesso, di accrescere l’autostima attraverso “imprese” più o meno eroiche.
Il giovane si sente in continua sfida col mondo e sceglie di seguire e copiare uno solo tra i modelli di vita che gli adulti gli offrono. Diventa orgoglioso e si erge a difensore delle sue capacità, delle sue particolari attitudini, anche se cause di reati o di azioni sconsiderate.
Il cinismo, la violenza e l’irruenza giovanili sono delle manifestazioni che vanno ridimensionandosi con la crescita dell’individuo, ma soprattutto con la scoperta dell’attività sessuale che ne sostituisce la carica istintiva. Però fino al 20o anno circa, l’uomo apprezza e sposa modelli di comportamento anche cinici, irrispettosi e minacciosi verso gli altri, perché questi assecondano la sua spontanea indole protesa all’azione, all’impresa, all’autorealizzazione di sé e all’affermazione del proprio Io.
Alla luce di ciò, si può ben spiegare l’adesione di masse di giovani (e non solo) al regime fascista, che invitava tutti all’azione, a compiere imprese per la Patria appunto, stimolando l’orgoglio personale di ogni individuo ben oltre la soglia del rispetto reciproco. Il regime assecondava una domanda di protagonismo che proveniva non solo da studiosi e professionisti (a riprova, l’adesione di Gadda stesso fin dagli albori)7, ma soprattutto da persone comuni, non istruite eppure ansiose di dare il loro contributo al regime. Probabilmente anche nella prospettiva di ottenere qualche privilegio.

di Nicola Di Turi
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