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Hume - Sul suicidio: la filosofia dello scettico

Hume nutre dei sospetti riguardo le soluzioni dei filosofi su tutti gli argomenti. Essi limitano troppo i loro principi e non tengono conto dell’immensa varietà della natura. Quando un filosofo ha compreso un principio, che forse spiega molti effetti naturali, egli lo estende a tutto il creato e riconduce ad esso ogni fenomeno, anche se attraverso il ragionamento più forzato e assurdo.

Ma se c’è una circostanza in cui si deve sospettare sempre di questa debolezza dei filosofi, è quella che riguarda le riflessioni sulla vita umana e i metodi per raggiungere la felicità. Essi sono condotti fuori strada, non solo dalla limitatezza dei loro giudizi, ma anche da quella delle loro passioni. Ognuno ha un’inclinazione predominante, alla quale sottomette gli altri suoi desideri.

Essi non vedono l’immensa varietà di inclinazioni e aspirazioni: ciò che piace in un momento, dispiace in un altro. Inoltre, un uomo che segue le proprie inclinazioni può utilizzare per avere suc-cesso mezzi più sicuri di quelli di un altro. Molti uomini vanno da un filosofo per conoscere quale desiderio sarà meglio appagare, quale passione approvare. Hume trova tali domande confuse.

Non esiste niente che sia, in se stesso, pregevole o spregevole, desiderabile o detestabile, bello o deforme; e che invece, questi attributi nascono dalla costituzione e dalla struttura particolare degli affetti e dei sentimenti umani. Ciò che produce piacere ai sensi di uno, provoca disagio nell’altro.

Se un amante appassionato vuole dare un’idea della sua signora, egli dirà che non trova parole per descriverne il fascino. Tuttavia, non possiamo desumere nulla da tutto il discorso, se non che il pover’uomo è innamorato, e che la generale attrazione tra i sessi, che la natura ha infuso in tutti gli animali, in lui è limitata a un oggetto particolare a causa di alcune qualità che gli donano piacere.

Queste qualità non sono negli oggetti, ma appartengono al sentimento della mente che biasima o loda. Non convinceremo mai un uomo, abituato alla musica italiana, che sia preferibile un motivo scozzese. Se si è saggi, ognuno ammetterà che l’altro può essere nel giusto; che la bellezza e il valore hanno una natura relativa, e consiste in un sentimento piacevole, prodotto da un oggetto in una mente particolare, in conformità alla struttura peculiare della stessa mente.

Si ritiene che la qualità gradevole risieda nell’oggetto, non nel sentimento. Euclide ha spiegato ogni qualità del cerchio, ma non ha detto nulla sulla sua bellezza. La ragione è evidente: la bellezza non è una qualità del cerchio. E’ solo l’effetto che quella figura produce su una mente, la cui parti-colare struttura la rende suscettibile a tali sentimenti. Inutilmente potremmo esplorare il cerchio.


di Domenico Valenza
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