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I Modelli di corporate Governance nelle privatizzazioni in Europa e in Italia

Il processo di privatizzazione in Europa ha avuto inizio nel Regno Unito, verso fine degli anni 70, proseguendo nell’era del governo Thatcher, e si è successivamente esteso a tutti gli altri paesi europei.
Le esperienze più significative realizzate nei paesi europei sono quelle della Gran Bretagna, dell’Italia e della Francia, in virtù del fatto che costituiscono diversi “modelli” di privatizzazione e connesse diverse configurazioni di corporate governance

Modello britannico (di liberalizzazione più avanzato), caratterizzato da:
Le privatizzazioni britanniche realizzate nell’ultimo 20ennio del secolo scorso hanno riguardato tutti i settori industriali e, nel campo delle public utilities. In maniera cospicua le telecomunicazioni, il gas, l’acqua, l’energia elettrica e i trasporti.
Lo sviluppo avanzato dei mercati finanziari e la rimarchevole presenza di investitori istituzionali hanno consentito alla Gran Bretagna di puntare, attraverso le privatizzazioni, alla creazione di un capitalismo popolare con azionariato diffuso (public company) e quindi a un modello di corporate governance fondato sul controllo dell’azione del management delle società privatizzate esercitato dai risparmiatori e dagli investitori istituzionali
La Gran Bretagna, nel panorama europeo, è l’unica nazione che ha realizzato un vero e proprio processo di privatizzazione delle imprese pubbliche caratterizzato dal pieno passaggio dal pubblico al privato sia della proprietà che del controllo delle imprese.
E’ anche vero che i processi di privatizzazione si sono caratterizzati per un massiccio ricorso allo strumento della Golden Share ai fini di tutela degli interessi pubblici nei settori ritenuti strategici e a rilevanza collettiva. Si tratta di “azioni speciali che hanno natura temporanea, con validità generalmente limitata ai primi 5 anni dalla loro emissione.
Ciò che costituisce senz’altro l’elemento che maggiormente caratterizza l’esperienza di privatizzazione britannica è il fatto che essa si realizza unitamente alla liberalizzazione dei settori per evitare che il trasferimento del controllo societario dal pubblico al privato si fosse tradotto in un mero passaggio dal monopolio pubblico al monopolio privato. E’ quanto accaduto specificatamente nei settori delle public utilities nei quali le privatizzazioni sono state precedute da incisive riforme dei sistemi di regolazione volte alla promozione e alla tutela della concorrenza, fondate in alcuni casi sulla disgregazione dei grandi monopoli nazionali, in altri su regimi di agevolazioni per l’ingresso nei mercati di nuovi operatori, e comunque sulla costituzione di autorità di settore con forti poteri di regolazione.
La modalità di vendita adottata per le privatizzazioni inglesi è stata fondamentalmente l’OPV (offerta pubblica di vendita), coerentemente con l’obiettivo di favorire l’azionariato diffuso, e in misura marginale, la Vendita Diretta tramite trattativa privata. Attraverso l’OPV si è così perseguita la frammentazione della proprietà azionaria affinché il modello di corporate governance delle imprese privatizzate si fondasse su un “capitale fluido, anziché dedicato e dalla totale assenza di incroci azionari o accordi di sindacato” e quindi sul controllo sull’azione del management esercitato dal mercato e non da azionisti di riferimento.
Solitamente questo passaggio avviene attraverso la Borsa e queste offerte non riguardano il 100% del capitale ma delle “tranche”; differenti momenti in cui si articola l’offerta. Si osserva solitamente che la prima offerta (1° tranche) pubblica è underpricing (cioè il prezzo è inferiore a quello che avrebbe nel mercato) per incoraggiarne la sottoscrizione

di Alessia Chiovaro
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