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I filmati di propaganda

Nei primi anni del dopoguerra la produzione audiovisiva è direttamente controllata dalle organizzazioni politiche che producono pellicole in occasione delle campagne elettorali.
Dopi il 1945 filmati  documentari divengono strumenti di propaganda; i più rapidi a sfruttare le potenzialità del cinema sono i Comitati Civici che realizzano filmati per le sale parrocchiali e per proiezioni itineranti realizzate con carri-cinema; per la campagna del 1948 realizzano il lungo documentario La strategia della menzogna che mette in guardia gli spettatori dall’affermazione delle sinistre; Ponzio Pilato, Incubo, Il signor Temistocleo, Dubbio di Amleto e brevi sketch contro l’astensionismo.
Viene anche doppiato il film antimarxista Ninotchka.
Il Pci è più lento e realizza brevissimi coti come Chi dorme non piglia pesci di Aldo Vegano, ma che non sono paragonabili all’opera dei Comitati civici; ma questo ritardo viene colmato con l’attività della Sezione cinematografica che realizza il primo lungometraggio ossia 14 luglio dove tre contadini comunisti compiono un viaggio a Roma per incontrare Togliatti; il partito fonda anche la Libertas film per la distribuzione di film autoprodotti e di pellicole sovietiche per controbilanciare l’invasione statunitense.
Nel  1951 il Pci usa gli auto-cinema per proiettare i propri filmati, nel tempo però questi saranno sostituiti da più pratiche ed economiche filmine.
Anche il Psi si avvicinò al nuovo strumento; la Dc costruì un Ufficio cinematografico per produrre filmati di propaganda.
Nella prima metà degli anni Cinquanta la Dc produsse pellicole per alfabetizzare i lettori e combattere l’astensionismo, affiancò al documentario e al cinegiornale la fiction e l’animazione delle marionette.
I partiti si impegnarono nella propaganda audiovisiva influenzando l’elettorato con filmati fatti per attrarre, anche se la componente ludica e spettacolare è minore rispetto a quella ideologica.
di Anna Carla Russo
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