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I meccanismi inferenziali e l’interpretazione

La conoscenza procede, in questo senso, sempre per processi inferenziali anche quando tali processi, tali elaborazioni mentali, non siano immediatamente visibili alla nostra coscienza. Nella deduzione, dalla regola si arriva al caso ovvero dal generale si deduce il particolare attraverso un processo logico: la deduzione è un mero ragionamento, che, a ben guardare, non apporta una vera e propria conoscenza. Nell’induzione si ha il procedimento contrario dunque si passa dal caso alla regola, ovvero dal particolare si induce il generare attraverso un’esperienza. Per arrivare alla regola generale, la nostra conoscenza si accresce “orizzontalmente” attraverso una sperimentazione: bisogna ripetere l’operazione più volte fino a poter generalizzare che ciò che è vero per un elemento, per un campione dell’insieme, lo sia per tutti gli altri elementi dell’insieme stesso. Peirce oltrepassa questi due processi attribuendo al terzo, l’abduzione, il vero principio della conoscenza e della creatività dell’uomo. Questa è un’induzione che produce un’ipotesi non ricavabile né dal ragionamento (deduzione) né solo dall’esperienza (induzione): ci si avventura verso ciò che non si conosce attraverso la formulazione di una predizione generale dove non vi è garanzia di validità. Rispetto ai due processi inferenziali precedenti, questo appare approssimativo e, pertanto, correggibile. Per verificare la validità della nostra intuizione dovremmo procedere di nuovo per induzione e per deduzione. Il significato è per Peirce la totalità dei modi generali di condotta razionale che deriverebbero dall’accettazione del segno in tutte le possibili circostanze, non è un riferimento a un’idea interna alla mente bensì si risolve in un comportamento osservabile nel tempo che non può condurre mai ad un risultato definitivo.
di Niccolò Gramigni
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