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IL PLAGIO

Le istituzioni mediche e le associazioni dei pazienti svolgono in tale contesto un ruolo ambiguo sospeso tra complicità e plagio, Da una parte sono tra i bersagli principali delle iniziative di arruolamento che subiscono passivamente; dall’altra spesso partecipano attivamente mettendo al servizio della causa energie e risorse più o meno in buona fede, credendo o fingendo di credere che siano indirizzate al bene comune. Con ciò inevitabilmente si prestano al gioco.

I mezzi di comunicazione non solo ignorano il compito di controinformazione ma appaiono addirittura spesso comportarsi come parte integrante e organica delle strategie di marketing. È in corso quella mutazione profonda che rende l’interesse economico la forza trainante della ricerca.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale negli USA venne lanciato un grande programma di sviluppo delle scienze medico biologiche concentrato sui National Insitutes of Health finanziato con ingenti fondi pubblici. Questo sforzo ha fatto fiorire le conoscenze mediche con rapidità straordinaria. Ora le cose non stanno più così: solo per una parte minore i finanziamenti di ricerca fanno capo a enti pubblici mentre circa i tre quarti derivano dall’industria così i mezzi stanziati dalle case farmaceutiche ammontano a molti miliardi di dollari l’anno e sono in continua crescita. La competizione è dura e spietata e costringe chi vuole farvi fronte ad aumentare le proprie dimensioni attraverso acquisizioni e fusioni che stanno concentrando tutto il settore in mano a un pugno di colossi. Insomma per farla breve il fatto è che: quella stessa industria della salute che è sempre a caccia di nuovi clienti si sta impadronendo anche della ricerca cioè di quell’attività che dovrebbe garantire le prove sulla reale utilità delle cure. Con ciò il cerchio si chiude, gli interessi in gioco sono colossali, gli investimenti sempre più alti e la concorrenza sempre più spietata. I media che dovrebbero divulgare una informazione indipendente non svolgono quasi mai questo compito anzi, in un modo o nell’altro fanno parte della banda che suona la grancassa alle ultime prodigiose scoperte e meraviglie del progresso scientifico. Lo fanno per accondiscendenza verso gli interessi economici dei potenti. Dovrebbero invece i direttori delle grandi riviste scientifiche come gli altri professionisti incaricati di informare la società, fare il mestiere che trascurano: cioè, da giornalisti specializzati e non da passacarte, costruire e diffondere una cultura critica sui reali progressi della scienza.

di Marianna Tesoriero
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