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Ideologie politiche e artistiche nella Francia rivoluzionaria


Nella seconda metà del Settecento gli atteggiamenti verso le arti appaiono variati e conflittuali. Nel tardo Settecento l’arte era considerata come un mezzo per arrivare a un fine piuttosto che un fine in se stessa. Le opere d’arte sono considerate come strumenti di convezioni e autentiche macchine per l’elevazione morale e l’educazione civica, vi si attribuisce una precisa funzione politica. Un posto di rilievo nel campo artistico settecentesco è assunto dalle accademie, dalle esposizioni, della nascita e della critica delle riviste artistiche specializzate e del ruolo capitale di mediazione che le stampe assumono. La critica d’arte in quanto genere e professione nasce e si sviluppa sul terreno delle esposizioni e del mercato e proprio in quest’ambito si colloca la nascita dei primi giornali artistici. La Rivoluzione ebbe sul campo artistico straordinarie ripercussioni; infatti nel tentativo di eliminare in tutte le sue forme un ordine antico e di sostituirlo con uno nuovo i rivoluzionari intervennero clamorosamente proprio nel campo artistico. Un altro problema si pone in quegli stessi anni ai rivoluzionari, quello del vandalismo nei riguardi del patrimonio artistico. I rivoluzionari erano coscienti del fatto che la Francia era un autentico tesoro dell’arte occidentale e che qualsiasi governo desideroso di giustificarsi agli occhi dei contemporanei e della posterità doveva rispettare questa eredità artistica; d’altra parte essi sapevano che pittura, scultura, architettura erano state usate negli anni precedenti il 1789, come strumenti di controllo sociali, come testi di morale e politica. La riposta a questo dilemma viene dalla creazione del Museo che nasce, almeno in parte, come una risposta al vandalismo. L’immagine, isolata, tolta dal suo contesto, viene in certo modo sterilizzata, abbandona il suo ruolo di controllo sociale per
non mantenere che quello estetico. Il museo del Louvre nasce il 10 agosto 1793.

di Alessia Muliere
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