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Il De statua di Leon Battista Alberti

Il De statua
Il terzo trattato di cui parleremo è il De statua. Più breve ma non per questo meno ricco di contenuto, è stato composto al più tardi dopo 1464, originariamente in latino. È qui che Alberti dà la famosa definizione della scultura per via di porre e per via di levare, accettata da tutto il Rinascimento. Distingue tra tre tipi di scultura, a seconda della tecnica: la plastica, che toglie e aggiunge materia (riguarda sculture in materie morbide, come terra e cera); quella che leva soltanto e fa uscire la forma viva dal macigno (scultura in pietra) e la terza, che aggiunge soltanto, la toreutica (la coelatura di Plinio) ossia lo sbalzo in metallo. Non si considera la fusione in bronzo come processo di pura tecnica manuale. Lo scultore ha bisogno di un metodo determinato. Partendo da una interessante distinzione del generico e dell'individuale, l'Alberti fissa le sue proprie regole della dimensio e della definitio. La prima, col regolo e la squadra, comprende la teoria delle proporzioni, di spirito severamente classicistico; la seconda si serve di uno strumento da lui stesso immaginato, il definitor, che ha il compito di fissare con la massima esattezza possibile le variazioni individuali, temporanee, prodotte dal movimento nell'apparenza anatomica del modello. Il De statua è il trattato maggiormente chiaro ed equilibrato; un frutto maturo della saggezza dell'età. Contiene idee nuove i cui influssi si faranno sentire solo molto più tardi

di Gherardo Fabretti
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