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Il commentario di Lorenzo Ghiberti


Lorenzo Ghiberti (Pelago 1378 – Firenze 1455).
Fu scultore, orafo, architetto e scrittore d'arte. Figlio adottivo dell'orafo Bartoluccio Ghiberti, nacque da Cione di Ser Bonaccorso Abatini o Batini, e da sua moglie donna Fiora. Ghiberti è l'antenato della letteratura storico – artistica rinascimentale. Proveniendo direttamente dalla bottega di un pittore giottesco del secolo precedente, egli congiungeva nella sua persona l'età nuova con l'antica e nel secondo dei suoi tre Commentari, comincia la sua autobiografoia proprio con la genealogia dei trecentisti.
I tre Commentarii di Lorenzo Ghiberti sono opera della sua età tarda, come dimostrano sia la citazione delle sue ultime grandi creazioni sia la data del suo soggiorno romano, 1447, che si deduce dal suo bizzarro calcolo delle Olimpiadi. Prima dei Commentarii è apparso solo, nel 1439, il primo scritto teorico dell'età nuova, il libro dell'Alberti sulla pittura. È molto significativo il titolo dato da Ghiberti alla sua opera, un titolo nel quale vuole riassumere tutta la sua opera in tutti i sensi; il libro si connette, però, nella sua natura spirituale alla lettura memorialista fiorentina dei Ricordi. Nell'unica copia che ci è pervenuta, che è la stessa che utilizzò il Vasari (che la vide nella mani di Cosimo Bartoli, importante matematico, filologo e umanista) il grande trattato di Ghiberti risulta incompiuto, bruscamente interrotto. Seppur esistesse una versione migliore, come quella che pare abbia utilizzato il cosidetto Anonimo Magliabechiano, è comunque certo che il terzo trattato rimase solo un abbozzo. Ghiberti voleva dedicarlo ad un personaggio importante di cui però non fa il nome: forse Niccolò Niccoli, umanista appassionato quasi esclusivamente di antichità, collezionista e bibliofilo.
Il primo Commentario, così come si presenta, è antico interamente, sia nella forma sia nel contenuto. Lo dimostra il proemio, preso a prestito da un dimenticato architetto militare dell'età dei Diadochi – Ateneo il vecchio – con quella ignoranza o incomprensione dell'idea di plagio tipica della sua età; il programma, da lui stabilito, dell'educazione enciclopedica dell'artista, tolto ad un altro autore antico, Vitruvio, anche se Ghiberti vi mette qualcosa di suo, indicando la prospettiva e l'anatomia come discipline essenziali. La storia degli artisti antichi è presa malamente da Plinio, ma Ghiberti è giustificato dalla totale assenza di una efficace critica filologia dell'opera pliniana, ancora carente al momento della sua morte, compresa la pubblicazione della traduzione completa ad opera del Landino, uscita comunque posteriormente al 1455. L'atteggiamento del Ghiberti di fronte alla tradizione antica si rivela indipendente e critico, ma anche ingenuo.

di Gherardo Fabretti
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