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Il dibattito in Italia sulla concorrenza a partire dagli anni 1980

Solo a partire dagli anni ’80 del secolo passato è mutata la nostra Costituzione economica in virtù degli atti formali dell’Unione Europea e la legislazione di provenienza comunitaria ha innovato profondamente la forma giuridica dei rapporti fra Stato e privati.
Con la l. 202/93 (Disposizioni urgenti per la soppressione del Ministero delle partecipazioni statali e per il riordino di IRI, ENI, IMI ed INA) si è dato avvio al processo di privatizzazione.
L’equilibrio negoziale è posto al centro dell’attenzione del legislatore che amplia la protezione dei consumatori, interviene con regole incisive nella disciplina dei contratti di impresa, disciplina l’usura in ogni contratto.
È difficile in tale esperienza storica separare con una cesura netta concorrenza e regolazione.
Esiste certo chi contrappone nettamente i due metodi.
Il passaggio da uno Stato gestore ad uno Stato regolatore assieme alla netta svolta che si verifica con il necessario ritirarsi delle Istituzioni dal controllo diretto di settori vitali dell’economia, sono fatti storici che inducono a contrapporre dirigismo e mercato, economia mista e ordine spontaneo dei rapporti economici.
Ciò può determinare, a volte, una semplificazione.
Le Authority sono considerate espressione di uno Stato leggero, di un controllo soft, espressione di un ritrovato liberismo che sostituisce lo Stato imprenditore.
In un’ottica diversa una analisi attenta della storia italiana ed europea sul punto porta ad affermare che “gestione e regolazione, pur diverse nella struttura organizzativa, rappresentano capitoli diversi, ma contigui di un ordinamento giuridico” che disciplina, in modo diverso, le concentrazioni industriali e i poteri privati.
Non si dubita che entrambe le modalità appartengono “al polo pubblicistico” e ciò significa avere piena consapevolezza che la concorrenza non è “prodotta spontaneamente dal mercato” non fosse altro perché le sue regole devono imporsi sulla libertà contrattuale dei privati.
Insomma, si precisa in modo chiarissimo un’acquisizione teorica di grande significato: “il diritto della concorrenza ha, nella sua fase di incubazione e di nascita, una matrice eminentemente statale e politica e non può chiudersi esclusivamente all’interno della vicenda della storia del mercato”.

di Stefano Civitelli
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