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Il mercato non soddisfa i bisogni per Einaudi

Esso indirizza la produzione verso la domanda; un bisogno diviene domanda quando il soggetto può acquistare il prodotto o servizio che lo soddisfa. Una donna sente il bisogno di un vestito visto in vetrina, ma non avendo abbastanza denaro, non fa alcuna domanda. Il mercato è costruito per soddisfare domande non desideri.
Einaudi è particolarmente interessato al problema dei monopoli: i monopoli falsano l’operare del mercato perché il monopolista produce di meno e rende disomogenea la distribuzione del reddito ricavando maggior profitto sul prodotto.
Monopoli artificiali: sono conseguenza di leggi dello Stato (dazi, divieti) e la soluzione è l’abolizione della medesima legge
Monopoli naturali: nascono per cause tecniche ex l’impossibilità di concorrenza tra ferrovie che uniscono medesime città. È impossibile abolirli, però si possono imporre tariffe massime.
Per la distribuzione di reddito, Einaudi vede positivamente l’imposizione di imposte di successione, per impedire lo stagnare di grandi fortune nelle mani di poche famiglie, favorendo max uguaglianza dei cittadini stimolando gli eredi a rendere produttivo il patrimonio ereditato.
Per quanto riguarda il lavoro, riteneva che le norme per impedire il lavoro giovanile e quello notturno delle donne, fossero in favore della produttività, in quanto si tratta di gente capace, che non potendo lavorare, si concentra sull’istruzione imparando mestieri più redditizi per loro e per la società.
Einaudi si considera un liberista (lascia fare, lascia passare), a differenza dagli altri sostenitori, egli contava in un intervento attivo dello Stato a completamento dell’operare del mercato.
di Priscilla Cavalieri
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