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Il ruolo dell’informazione nella teoria economica

L’informazione riveste un ruolo fondamentale nella teoria economica, sia quando essa è massima e diffusa tra tutti i soggetti, sia quando i meccanismi di mercato o le particolari condizioni in cui si trova il sistema economico ne limitano l’acquisizione. Essa migliora lo stato degli agenti e dell’economia nel suo complesso; può essere considerata al pari di qualsiasi bene, la cui acquisizione comporta un costo e il cui uso fornisce un vantaggio soggettivo: utilità o profitto, o risorsa la cui valorizzazione o utilizzo migliora l’efficienza complessiva del sistema.
Tenendo conto del grado di informazione degli agenti in teoria economica è possibile distinguere due mondi differenti:
Il mondo walrasiano, in cui l’informazione è completa, l’economia e gli equilibri sono di tipo istantaneo, nel senso che la perfetta percezione dell’ambiente posseduta dagli agenti, consente ad essi di adottare decisioni simultanee e ottimali in termini di utilizzazione delle risorse: sia che vengano adottate con riferimento a ciascun periodo (monoperiodali, alla Walras), sia per più periodi futuri (intertemporali, alla Debreu).

A questa sfera appartengono tutti quegli equilibri di piena occupazione che vanno dall’ortodosso di Walras a quello più recente delle aspettative razionali di Lucas e a tutto l’approccio teorico della New Classical School.
Questo mondo è dominato dalla certezza, sia di tipo deterministico (Walras, Arrow-Debreu) sia di tipo stocastico (Lucas e New Classical School).
Nei modelli c.d market clearing o walrasiani, non ci si pone il problema di esaminare il ruolo dell’informazione, e non perché se ne trascuri l’importanza, ma perché essa è distribuita omogeneamente tra i soggetti.
a) Modello di Walras: il ruolo del banditore. Il banditore è colui che ha il ruolo di diffondere delle informazioni tra domanda e offerta. Nessun meccanismo autonomo di mercato sarebbe in grado di garantire quella trasparenza informativa che un agente esterno e superiore alle parti (il banditore), può dare al mercato stesso. E, in assenza di trasparenza, è difficile pensare alla possibilità che vengano raggiunti equilibri di market clearing1, tali da lasciare soddisfatti tutti i potenziali compratori e venditori. 
b) Modello di Arrow-Debreu. Il ruolo dei mercati a termine e contingenti. Anche qui l’informazione è completa. In questo modello accanto ai mercati a pronti (dominati dalla completa informazione e dalla certezza degli scambi) si affiancano i mercati futuri (a termine e contingenti), in cui la consegna dei beni contrattati avverrà a una certa data e se si verificherà un certo evento per i mercati contingenti. L’incertezza è dunque un fatto del tutto oggettivo; essa dipende dal grado di informazione sul futuro, che a sua volta costituisce un fatto esogeno (dipendente dagli stati di natura) che nessun agente può cercare di modificare acquisendo maggiori informazioni.
Il mondo non walrasiano, in cui l’informazione è incompleta e talvolta addirittura asimmetrica (non sempre i soggetti godono del medesimo grado di informazione). In questo mondo le aspettative non sono razionali, l’equilibrio è di tipo temporaneo, nel senso che le decisioni adottate riguardano uno o più periodi, ma sono modificabili nella transazione da un periodo al successivo (salto di un periodo) in relazione alla migliore conoscenza dello stato del mondo che i soggetti vanno via via acquisendo; gli equilibri sono sequenziali e possono essere talvolta molteplici (alla Hahn). Questo mondo è dominato dall’incertezza2.
La differenza fondamentale tra questi due approcci agli stati di equilibrio del sistema poggia sue 2 distinte visioni del funzionamento del processo di aggiustamento economico verso il punto di equilibrio:
- nel mondo walrasiano tale aggiustamento è automatico e garantito dagli stessi meccanismi che muovono il sistema
- nel mondo non walrasiano, il processo di aggiustamento può interrompersi in qualsiasi punto del suo cammino verso l’equilibrio finale in quanto non esiste nessuna “mano invisibile” che lo conduce verso quella direzione.
Se ci si colloca nel mondo non walrasiano, si accetta che l’informazione possa migliorare lo stato degli agenti e dell’economia nel suo complesso; questa può quindi essere considerata come un bene qualsiasi, la cui acquisizione comporta un costo e il cui uso fornisce un’utilità soggettiva3. Dunque, la quantità di informazione che affluisce dal sistema economico agli agenti ne modifica il grado di conoscenza e produce un duplice effetto:
il primo consiste nell’utilità derivante dalla maggiore conoscenza delle opportunità di scambio offerte dallo stato dell’economia (migliori vettori prezzi-quantità)
il secondo viene determinato dalla modifica del rischio percepito dagli agenti in ordine alle probabilità che quanto da essi previsto (in termini di vettori prezzi-quantità, all’inizio di ciascun periodo) si realizzi effettivamente
di Alessia Chiovaro
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