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Il salario di efficienza

Le teorie del salario di efficienza affermano che salari elevati rendono i lavoratori più produttivi. L’influenza dei salari sulla produttività potrebbe spigare il fatto che le imprese non riescono a tagliare le retribuzioni anche a fronte di un evidente eccesso di domanda di lavoro.
Gli economisti hanno proposto diverse teorie sul rapporto tra salari e produttività del lavoro:
la prima si applica esclusivamente ai paesi più poveri mette in relazione la retribuzione con la buona nutrizione
la seconda afferma che salari più elevati riducono il cambio di lavoratori (turnover).(si applica più ai paesi industrializzati). Tanto più un’impresa remunera i propri dipendenti, tanto più elevato è l’incentivo a non lasciare il proprio incarico.
la terza afferma che la qualità media della forza lavoro di un’impresa dipende dal livello dei salari che essa corrisponde ai suoi dipendenti: se un’impresa riduce i salari, i suoi dipendenti migliori potrebbero trovare lavoro altrove, mentre quelli che non hanno molte alternative sono costretti a restare. Gli economisti chiamano selezione avversa questa circostanza sfavorevole, cioè la tendenza degli individui che dispongono di maggiori informazioni ad auto selezionarsi.
la quarta afferma che gli alti salari migliorano l’impegno dei lavoratori. Quanto più è elevato il salario, tanto più elevato per il lavoratore è il prezzo del licenziamento. Pagando salari elevati l’impresa induce una porzione maggiore dei propri dipendenti a comportamenti virtuosi (maggiore produttività).
Le quattro teorie condividono un’argomentazione fondamentale: dato che a salari più elevati corrisponde una maggiore efficienza dell’impresa, questa può trovare conveniente mantenere i salari al di sopra del livello per cui domanda e offerta si equilibrano.
di Alessia Chiovaro
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