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Jerome Frank

Nasce nel 1889 e muore nel 1957. 
Le posizioni di Frank sono tra le più estreme. In primo luogo la sua critica si avvita sull’idea di giuria popolare (“il mito della giuria”). I giurati sono e devono essere totalmente incompetenti riguardo le norme da applicare (non sono e non devono essere in nessun modo operatori del diritto). Solo dopo la presentazione delle prove i giudici istruiscono la giuria su quale è il diritto che si potrebbe applicare in quel caso. 
Frank sottolinea che:
- non è detto che i giurati capiscano quale è il diritto applicabile (cosa dice loro il giudice).
- i giurati sono costretti anche per parecchi giorni consecutivi tutte le prove/testimonianze, ancor prima di conoscere il diritto applicabile.
- alla fine, quando si riuniscono in camera per decidere i giurati hanno poco tempo per emettere il verdetto. Il verdetto è frutto molto spesso di fattori contingenti: simpatie/antipatie che i giurati hanno nei confronti degli imputati/degli avvocati. Quindi risalta l’abilità degli avvocati di toccare le parti emozionali dei giurati. 

In questa situazione quello che fanno le giurie è creare un diritto arbitrario, imprevedibile. La certezza del diritto non è che un mito, secondo Frank. È un mito infantile, generato dalla necessità di raffigurarci rispetto il controllo del mondo che ci circonda. Ma nei contesti di common law prevedere con certezza le decisioni giudiziali è completamente utopico. Il giurista cerca di fare un lavoro che in realtà non si può fare. 
Le funzioni della giuria in un contesto di civil law è molto difficile da descrivere ad un avvocato americano: il giudice togato tendenzialmente non si fa impressionare dalla simpatia dell’avvocato,.. invece una giuria (common law) si fa spesso impressionare. 

Pare che in un contesto di common law il diritto abbia poco a che fare con la giustizia: in realtà il diritto spesso è uno strumento utilizzato per minacciare, ma non per fare giustizia. 
Il diritto viene usato come un mero strumento sociale per costringere delle persone a comportarsi come altre persone vogliono. È una visione molto disincantata quella del realismo giuridico americano, che in effetti ha come suo correlato una concezione scettica dell’interpretazione giuridica. 
di Francesca Morandi
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