Skip to content

L’IPC e il deflatore del PIL

Il deflatore del Pil e l’IPC offrono un’informazione diversa di ciò che accade a livello generale dei prezzi nell’economia. Le differenze fondamentali tra le 2 rilevazioni sono 3:
Il deflatore del PIL misura il livello dei prezzi di tutti i beni e i servizi prodotti nell’economia, mentre l’IPC misura quelli di tutti i beni e i servizi acquistati dai consumatori. IN conseguenza un aumento del prezzo dei beni e dei servizi acquistati dalle imprese o dalla P.A viene rilevato dal deflatore del PIL, ma non dall’IPC.
Il deflatore del PIL comprende solo i beni e i servizi prodotti all’interno dei confini nazionali. I beni importati non fanno parte del PIL e, perciò, non vengono rilevati dal deflatore del PIL. L’aumento del prezzo di un bene prodotto e venduto nello stesso Paese modifica l’IPC essendo acquistato da un consumatore, ma lascia invariato il deflatore del PIL.
L’IPC assegna peso fissa ai prezzi di beni differenti, mentre il deflatore del PIL assegna pesi variabili. In altre parole l’IPC è calcolato sulla base di un paniere fisso di beni, mentre il deflatore del PIL fa variare la composizione del paniere in funzione della variazione della composizione del PIL.
Gli economisti chiamano l’indice di Laspeyres un indice dei prezzi calcolato su un paniere fisso di beni, e indice Paasche un indice dei prezzi calcolato su un paniere variabili. Nessuno dei due indici rivela una manifesta superiorità:
se i prezzi di beni diversi aumentano in misura diversa, un indice di Laspeyres (paniere fisso) tende a sovrastimare l’aumento del costo della vita, non tenendo in debito conto che i consumatori possono sostituire i beni il cui prezzo aumenta con beni meno costosi.
Al contrario, un indice di Paasche (paniere variabile) tende a sottostimare l’aumento del costo della vita, perché, pur tenendo conto dell’effetto di sostituzione, non riflette la riduzione del benessere del consumatore che ne deriva.

NB: secondo molti economisti l’IPC tende a sovrastimare l’inflazione:
Problema 1: L’IPC non tiene conto della possibilità del consumatore di sostituire con beni meno costosi quei beni che hanno subito i maggiori aumenti di prezzo; grazie a questo meccanismo quando i prezzi aumentano il costo della vita aumenta meno rapidamente dell’IPC.
Problema 2: introduzione di nuovi beni; quando vengono introdotti nel mercato nuovi beni, il benessere del consumatore aumenta perché egli ha una gamma più ampia di beni tra cui scegliere. In effetti l’introduzione di nuovi beni fa aumentare il valore reale della moneta, ma questo aumento del suo potere di acquisto non viene rilevato dall’IPC.
Problema 3: variazioni non rilevate nella qualità dei beni. Quando un’impresa aumenta la qualità di un bene che commercializza, il corrispondente aumento di prezzo non riflette un aumento del costo della vita.
di Alessia Chiovaro
Valuta questo appunto:

Continua a leggere:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.