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L’etica influente

Una delle concezioni etiche più influenti è quella che radica il diritto alla libertà procreativa nell’autonomia individuale. Si tratta di una posizione al cui interno sono riconoscibili più strategie come ad es. quella che sostiene che ciascuno può considerare il suo corpo come qualcosa di cui è completamente proprietario; oppure quella che sostiene che le proprie scelte procreative vadano salvaguardate da ogni intervento esterno; o come quella che considera come autonomia morale la ragione a cui ci si può richiamare per affermare un diritto alla libertà procreativa. Vi è in queste posizioni una radice comune : mostrare l’importanza della libertà procreativa nel risolvere le controverse legate alle nuove tecnologie riproduttive. L’invocazione della libertà procreativa come valore dominante non è posta per annullare ogni opposizione o porre fine a qualsiasi discussione, essa viene offerta come un’architrave per guidare l’indagine e la valutazione, e per assicurare che l’indagine morale e le politiche pubbliche non ignorino l’importanza delle scelte personali in queste faccende. Nessun diritto è assoluto, anche la libertà procreativa può essere limitata e ristretta, le scelte procreative che vadano a danneggiare gli interessi degli altri sono sicuramente quelle soggette ad essere regolamentate se non proibite. Ci sono pochi casi in cui i danni temuti come conseguenza dell’uso delle nuove tecniche  sono determinati da indurre ad interventi legali restrittivi
L’etica che qui si propone ne esclude che l’autonomia individuale possa essere considerata una base sufficiente per una moralità della procreazione artificiale, è condizione necessaria ma non sufficiente, è un requisito minimo, per poter poi passare ad esaminare le ragioni morali che hanno ispirato le scelte responsabili delle persone coinvolte nella pratica.
L’etica che assolutizza l’autonomia individuale può portare al mercato la procreazione, il che è eticamente (per restare in tema) rivoltante.
Per quanto riguarda la famiglia, vista come criterio (decisivo) siamo d’accordo sul fatto che l’individuo che nascerà dovrà trovare un ambiente familiare sano e disponibile alle sue esigenze di crescita, è un prerequisito fondamentale, ciò che però rifiutiamo è che la famiglia sia intesa esclusivamente come quelle figure di Uomo e Donna sposati. Aver contratto matrimonio non implica esser pronti ad esser genitori, e non è corretto limitare le possibilità agli altri, perché magari non uniti da matrimonio, soli oppure di ugual sesso.
Molti moralisti cattolici restano del parere che si debba salvaguardare il prodotto del concepimento, tant’è che considerano genocidio l’eliminazione di embrioni crioconservati dopo la scadenza del termine, ma se la fecondazione da vita, ponendo caso di sterilità e quindi impossibilità a far nascere un nuovo essere umano, il rifiuto di per se non è da considerarsi in ugual modo Genocidio? Oppure, poniamo il caso si riesca a non distruggere nemmeno un embrione, si riuscirebbe ad esser d’accordo?! No! Perché resta aperta la questione della scissione tra affetto e sesso.
Un’altra argomentazione di contro, sostiene che (alcuni psicoanalisti) il bambino nato in provetta disponga di un inconscio che manchi delle normali introiezioni e, a lungo andare, soffra di patologie circa l’identità. Non è vero.
di Marianna Tesoriero
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