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LA DINAMICA DELLE GUERRE DI FAGLIA

Una volta iniziate le guerre di faglia tendono a sviluppare un modello di azione dove identità fino all’ora sfumate vengono a precisarsi tanto che i conflitti vengono definiti “guerre di identità”. I leader politici moltiplicano ed intensificano i loro appelli all’unità etnica e religiosa. Emerge così una “dinamica dell’odio” paragonabile al “dilemma della sicurezza” dove paura, sfiducia e odio si alimentano reciprocamente.  Nelle guerre di faglia non si scontrano solo due gruppi etnici, ma due civiltà quindi comporteranno conseguenze all’intera civiltà cui essa appartiene. Man mano che la guerra cresce, ciascuno demonizza i propri avversari giustificando la loro eliminazione.
In queste guerre ci sono tre livelli di partecipazione degli stati: a livello principale ci sono i contendenti veri, quelli che si uccidono a vicenda; vi sono poi quelli al secondo livello che sono più intimamente legati agli attori principali e al terzo livello quelli che vantano legami culturali con le parti belligeranti (spesso sono stati guida)che hanno anche il ruolo di negoziatori, tendendo il conflitto sotto controllo.
La cessazione anche temporanea di una guerra di faglia è dovuta a:
esaustione delle parti belligeranti
partecipanti di altri livelli che abbiano l’interesse e l’autorevolezza necessaria per riuscire a mettere le parti belligeranti intorno ad un tavolo.
Conflitti senza stati guida sono più difficili da far cessare ma si espandono di meno.
Per cessare le ostilità in modo completo è richiesto:
attivo coinvolgimento dei partecipanti del secondo terzo livello
negoziazione dei termini generali per la cessazione delle ostilità
partecipanti di terzo livello devono indurre quelli di secondo ad accettare i termini e a far pressione sull’accettazione da parti di quelli di primo.
accettazione delle condizioni dei partecipanti di primo livello.
Per far si che gli stati guida sponsorizzino una soluzione accettabile, occorre che abbiano interessi concreti dettati da questioni di sicurezza o da legami culturali. Le guerre di comunità fermentano dal basso, ma gli accordi di pace piovono dall’alto.
di Alice Lavinia Oppizzi
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