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La Favola delle Api - Educazione e orgoglio

La moltitudine stenterà a credere quale sia l’immensa forza dell’educazione, e ascriverà alla natura la differente modestia dell’uomo e della donna, che invece è dovuta per intero alla prima educazione. La modestia non è una virtù: è edificata sulla vergogna, una passione della nostra natura, e può essere buona o cattiva a seconda delle azioni compiute per tale motivo.

Un uomo ben educato può desiderare la stima degli altri, ma le lodi in sua presenza offendono la sua modestia. L’uomo ben educato nasconde la sua gioia e in questo modo storna da sé l’invidia e l’odio che altrimenti avrebbe temuto. Ciò tuttavia non significa seguire i dettami della natura, ma distorcerla con l’educazione e l’abitudine. L’uomo educato non sceglie da un piatto quanto vi è di meglio, ma di peggio, e di ogni cosa una porzione minima. In tal modo, il meglio resta per gli altri.

L’abitudine e la pratica ci rendono elegante quest’imbroglio e non ce ne fanno avvertire l’assurdità. Infatti, se la gente fosse abituata fino all’età di ventitré anni a parlare con sincerità, non riuscirebbe ad assistere a questa commedia delle buone maniere senza ridere o indignarsi; tuttavia è certo che un simile comportamento ci rende reciprocamente più tollerabili di quanto altrimenti saremmo.

L’orgoglio degli uomini grandi e civili è ancora più evidente come su questioni di cerimonia e di precedenza, in cui possono dare ai loro vizi l’apparenza della virtù, e far credere al mondo che l’effetto del loro orgoglio personale e della loro vanità sia invece cura e affezione per la loro dignità. Ed è sempre vero che gli uomini di buon gusto cessano di godere del proprio orgoglio, non appena qualcuno scopre che sono orgogliosi.
di Domenico Valenza
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