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La collezione di Paolo Giovio

Paolo Giovio da Como, Vescovo di Nocera (1483 - 1552)

Sulle rive del lago di Como, presso i ruderi della Villa di Plinio il giovane, sorgeva la casa di campagna dell'altro prelato, contenente la sua famosa serie di ritratti, un vero e proprio museo, il primo specializzato in ritrattistica, di cui pubblicò la descrizione nel 1546 con il libro Descriptio musaei, dove per la prima volta compare la parola museo in senso moderno. Era una raccolta di grande valore perchè conteneva non solo copie di quadrie affreschi oggi perduti (i ritratti degli Scaligeri ad esempio, o opere di Tiziano) ma anche perchè diede impulso a collezioni affini, come quella del Granduca Cosimo e dello stesso Vasari. La collezione di Giovio era divisa, secondo uno schema ancora oggi esistente, in quattro categorie: dotti e poeti, umanisti, artisti, uomini di stato e guerrieri. La collezione era inoltre spiegata per mezzo di cartellini appesi alle opere che contenevano una breve biografia.
Giovio avrebbe voluto raccogliere le quattro categorie in opere biografiche organiche, ma ne conlcuse solo due: quella dei dotti e poeti – Elogia virorum doctorum (1546) – e quella dei guerrieri e uomini di stato – Elogia virorum bellica virtute clarorum (1551). Mancava la categoria più importante, quella degli artisti, di cui è però conservata traccia, quantomeno negli elogi dei tre riconosciuti maestri dell'età dell'oro: Leonardo, Raffaello e Michelangelo

Fonti ammissibili:

Si ritengono fonti non ammissibili la biografia anonima di Raffaello, pubblicata dal Comolli. Quantunque anche il Milanesi, nella sua edizione delle Vite, l'abbia considerata valida, lo Springer ha dimostrato che essa dipende proprio da una edizione del Vasari, la romana del Bottari,del 1759.


di Gherardo Fabretti
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