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La dimensione simbolica come cemento della società

Simboli sono le credenze e i rituali condivisi, in quanto svolgono la duplice funzione di raffigurare la società, di rappresentarla, e di consentire la comunicazione tra i suoi membri. Essi generano un consenso morale e cognitivo che unisce gli individui, crea vincoli reciproci e consente loro di identificarsi in una collettività che li trascende.
Ne “La divisione del lavoro sociale” Durkheim sostiene che il processo di differenziazione sociale, che determina il passaggio da società di tipo meccanico a società di tipo organico, non comporta il deperimento della dimensione simbolica della comunità sociale, ma soltanto un suo cambiamento. Le società di tipo “meccanico” sono formate da piccole unità chiuse, tra loro simili, in cui l’individualità è poco sviluppata e l’integrazione è garantita dal prevalere della coscienza collettiva, ossia da forti sentimenti, norme e valori comuni. Nelle società di tipo “organico” predominano la specializzazione dei compiti e le regole impersonali del mercato. In questo passaggio la coscienza collettiva subisce una trasformazione sia nella forma sia nel contenuto, ma non scompare. Più si sviluppa la divisione del lavoro più la coscienza collettiva diminuisce in volume, intensità e grado di determinatezza. Essa diventa più debole e meno capace di uniformare i comportamenti individuali e di esercitare un rigido controllo sociale. Le regole di condotta e i modelli di pensiero sono più generali e indeterminati. Cambia anche il contenuto della coscienza collettiva che diventa sempre più secolarizzata, ossia meno definita da orientamenti religiosi e centrata su valori individualistici. Inoltre divengono importanti quelle norme la cui violazione non prevede sanzioni di tipo repressivo, ma implica misure di tipo restituivo, volte a riportare le relazioni turbate alla situazione precedente.
di Manuela Floris
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