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La morfologia nelle lingue agglutinanti e nelle lingue flessionali



Le lingue agglutinanti e le lingue flessionali hanno una strategia di costruzione del componente morfologico assai diversa. Nelle lingue agglutinanti c’è un rapporto più diretto fra morfema e morfo, al punto che il morfema è affine ai lessemi che spesso hanno natura ‘grammaticale’, come le preposizioni.
Il numero dei morfi, nelle lingue flessionali coincide idealmente con il numero delle forme di parola mentre in quelle agglutinanti il numero dei morfi coincide con quello dei morfemi (ad esempio c'è una particella lar per fare il plurale). Per calcolare le forme di parola di un aggettivo latino occorre moltiplicare le forme previste per il genere, il caso e il grado; per il latino si calcolano 3 generi (maschile, femminile, neutro) x 6 casi (nominativo, genitivo, accusativo, dativo, vocativo, ablativo) x 3 gradi (positivo, comparativo, superlativo) = 108 forme, corrispondenti al numero dei morfemi di una categoria morfematica. Il calcolo è reso complesso dal fatto che spesso fra le categorie esiste un rapporto gerarchico: nella morfologia verbale italiana la categoria del tempo è implicata dal modo. I fenomeni morfologici sono endolinguistici, e il calcolo delle forme varia da lingua a lingua.

di Melissa Gattoni
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