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La rivoluzione bolscevica e la creazione dell'URSS – René Rémond

E’ l’inizio di un’esperienza durata tre quarti di secolo, l’inizio di un capitolo assolutamente nuovo della storia mondiale nel quale si distinguono tre momenti: il primo, va dalla rivoluzione d’Ottobre alla fine del 1921, il secondo trae il suo nome dalla NEP e va dal 1922 al 1927-28, il terzo, fino al 1939, è dominato dalla personalità di Stalin e dall’edificazione del socialismo in un solo paese.
La prima fase è dominata dalla guerra, interna ed esterna. Quanto alla guerra esterna, essi optano per la pace con la Germania, pagata a caro prezzo con il trattato di Brest-Litovsk. Ma la guerra non finisce comunque, essa rinasce dalla guerra civile che oppone l’Armata rossa nascente alle Armate bianche. Il governo bolscevico è accerchiato da tutte le parti, le armate bianche hanno l’appoggio delle grandi potenze. La guerra detta i suoi imperativi all’interno. E’l’istituzione del terrore che risponde all’azione controrivoluzionaria. Un regime rigoroso si insedia in tutti i settori: costrizione economica, direazione autoritaria. I germi d’anarchismo sono soffocati, è la dittatura del proletariato. Nel 1921, la guerra è praticamente vinta: le armate bianche sono battute e l’Unione sovietica ottiene dai suoi vicini il riconoscimento e la delimitazione delle frontiere.
Comincia allora un secondo periodo molto diverso, nel quale c’è un ritorno alla liberà economico, si restituisce al capitalismo un settore di attività, facendo anche appello a capitali e tecnici stranieri. La produzione si rianima, la disoccupazione si riassorbe, la condizione dei contadini migliora. Sulle rovine dell’antica società si edifica una classe nuova, una borghesia di commercianti, di artigiani, di proprietari: gli uomini della NEP. I risultati della NEP e le sue conseguenze sociali non sono influenzati dalla rivalità per la successione a Lenin, con gli emergenti Trotsky e Stalin. Nel 1927 la partita è chiusa: Trotsky, che non aveva il controllo del partito, è solo, eliminato. A partire dal 1927-28, Stalin è diventato il padrone incontestato dell’Unione Sovietica.
La terza fare della storica va dal 1928 al 1939: essa si caratterizza sul piano delle strutture economiche e sociali attraverso l’edificazione del socialismo, nell’ordine politico attraverso l’instaurazione di un potere di Stato totalitario. L’edificazione del socialismo si opera in due direzioni parallele. Da una parte, con la successione di una serie di piani quinquennali, si vuole dotare la Russia di una potente industria pesante, per assicurare l’indipendenza e la sicurezza dell’Unione Sovietica. Tale pianificazione rappresenta una grande novità per l’opinione mondiale.
Stalin
Nessun paese ha fatto fino ad allora l’esperienza di una direzione autoritaria dell’economia. Parallelamente all’industrializzazione, abbiamo la collettivizzazione delle campagne. La NEP aveva favorito la costituzione di una classe nuova, una borghesia rurale di proprietari agiati, i kulaki. Nel 1929-30, Stalin scatena bruscamente un’operazione di dekulakizzazione, confiscando le loro proprietà. E’ la fine della NEP e la liquidazione della classe che aveva creduto che, con la NEP, cominciavano i tempi buoni.
Sebbene Stalin sarà padrone a partire dal 1927, la sua unica funzione sarà quella di essere segretario generale dello Stato, fatta eccezione solo con la guerra dove avrà ufficialmente funzioni di governo. La Russia sovietica offre il primo esempio di ciò che si rivedrà in tutti i regimi totalitari: l’accaparramento dello Stato da parte del partito, mentre nella tradizione politica e giuridica dell’Occidente, lo Stato è arbitro sovrano, al di sopra dei partiti. Sebbene lo Stato Russo non sia unitario, ma federale, questa apparenza di federazione è controbilanciata dal peso predominante della Repubblica di Russia che detiene la maggioranza. La gerarchia del partito comunista assicura un controllo che previene ogni velleità di secessione.
Nel 1936, l’Unione sovietica riceve una nuova costituzione, apparentemente tutta democratica, nella quale il potere è delegato al Soviet supremo che designa l’esecutivo. In realtà, il Soviet supremo tiene solo delle brevi sessioni nel quale può solo ratificare i progetti presentati. Questa apparenza di democrazia è neutralizzata dalla dittatura di un solo partito. La sua esistenza e il suo potere limitano fortemente il preteso carattere democratico del regime, tanto più che a partire dalla fine del 1934, la pretesa liberalizzazione come compimento probabile delle riforme operate è bruscamente sospesa. L’URSS entra allora in un periodo di terrore cronico, con l’instaurazione di un potere sempre più concentrato e con la repressione che si scatena ora contro i comunisti. Questo terrore ha indebolito l’Unione sovietica, privandola di quadri politici e preparati in parte il crollo militare del giugno 1941, provocando nel contempo, da un punto di vista politico, l’instaurazione di un potere concentrato unicamente nella figura di Stalin e del suo partito.
di Domenico Valenza
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