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Le condotte pedofile nel dibattito socio culturale

Una definizione considerata in psichiatria è quella del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders). La pedofilia è definita come “attività sessuale con bambini fino ai 13 anni messa in atto da soggetti che abbiano almeno 16 anni con una differenza di almeno 5 anni rispetto alla vittima. Il fattore età è in rilievo anche se un approccio pedofilo si caratterizza anche per la varietà delle modalità con le quali si manifesta presentando vari gradi.
L’età delle vittime viene presa in considerazione dal DSM per tracciare una tipologia di preferenza del pedofilo. GIESE E HOWITT se ne sono occupati in modo particolare. Si ipotizza che:
bambini fra i 2 e i 7 anni attirino pedofili portatori di un quadro pericoloso e complesso.
Bambini fra gli 8 e i 10 anni attirano pedofili mediamente pericolosi.
Bambini fra i 10 e gli 11 anni attirano un adulto meno grave per via delle fattezze vicine all’adulto.
Inoltre viene fatta una distinzione tra:
TIPO ESCLUSIVO – attratto solo da minori
TIPO NON ESCLUSIVO – attratto anche da adulti. 
Il DSM segnala come le attività pedofile spesso vengono giustificate da argomentazione come "hanno un valore educativo per il bambino”, queste giustificazioni sono aumentate attraverso internet.
Un'altra caratteristica ricorrente nei soggetti pedofili è legata alla natura ego sintonica di questa parafilia.
Molti soggetti pedofili non trovano significativo disagio.
Il DSM dice che i pedofili possono limitare tali attività ai propri figli o anche agli altri bambini.
Il DSM sfiora il tema della genesi della pedofilia riferendosi esclusivamente all’età in cui sorge ovvero solitamente nell’adolescenza a cui poi si aggiunge un decorso cronico. 
La sessuologia e la psicanalisi ci pongono una ricca e complessa problematica, rispetto a cui non è facile orientarsi. Le teorie sessuologiche del 900 che attribuivano la pedofilia ad una tara costituzionale di tipo degenerativo caratterizzata da alterazioni qualitative dell’istinto sessuale vengono ancora oggi riprese da autori come la COSTANZO. 
Oggi sembra più fondata l’ipotesi multifattoriale, anche in base a questo non si può dare un'unica definizione di pedofilia. 
GLUECK e HAMMER individuano 4 fattori fondamentali come possibili condizioni della pedofilia:
- Reazione al complesso edipico, accompagnata dalla paura della castrazione e dall’inibizione nei rapporti con partners sessualmente maturi;
- Una inibizione connessa a schizofrenia;
- Una debolezza dell’Io ed un connesso inadeguato controllo degli impulsi una ridotta sublimazione degli impulsi. 

GLUECK ha formulato due ipotesi di fondo: 
- La pedofilia come conseguenza di un blocco nello sviluppo psicosessuale per via di un trauma precoce
- Conseguenza di una sessualità priva di fantasia e sublimazione a causa di insuccessi per una distorsione del meccanismo di formulazione della coscienza.

Alcuni autori più recenti propongono un discorso centrato sulla psicologia del sé come KOHUT: la pedofilia sarebbe da attribuire alla “rottura dell’unità interna del sé”.
MITCHELL si allontana dalla teoria classica, considera la pedofilia e le perversioni come una fuga dalla relazione oggettuale con la madre. L’attività pedofile rappresenterebbe una sfida verso l’immagine materna.
GABBARD sostiene che il pedofilo per scarsa autostima, realizza con i bambini un senso di forte sicurezza, per scarsa autostima, realizza con i bambini un senso di forte sicurezza, per la tendenza ad una riformazione del sé.
WYSS analizzando una casistica di 160 delinquenti sessuali denota alcune caratteristiche comuni: nevrosi, sfoghi improvvisi senza scelta, inadeguatezza a rapporti con partners maturi ecc. allo stesso modo IARIA nota schizofrenia, alcolismo, psicosi. Inoltre Jaria crede che l’accanimento sessuale sia solo una parentesi nella storia interiore dell’individuo. È tipica anche l’assenza di tenerezza.
P. CAPRI sostiene che il pedofilo non è di per se un malato ma un soggetto con tratti di personalità a volte anomale, patologiche con aspetti immaturi dell’io con deficit affettivi e problematiche relazionali.
La pedofilia quindi è un sintomo di disturbo. Come l’autore fa notare vanno distinti i pedofili che hanno fantasie verso i bambini da quelli che oltre i bambini si orienterebbero anche verso gli animali, donne fragili solo perché l’occasione lo permette. 
Per quanto riguarda la percezione sociale del fenomeno essa è condizionata dai media che parlano  di pedofilia anche di adulti con ragazze di 17 anni. Ma ciò è un errato concetto. I media inoltre trattano questo tema non solo per le forti reazioni emotive di fronte ai mostri ma anche perché attira il pubblico.

PETRONE E ROSATI distinguono tra:
PEDOFILO LATENTE – ossessionato da fantasie nei confronti di bambini ma che non ha la forza di arrivare all’atto in se per paura di essere smascherato.
PEDOFILO OCCASIONALE – un soggetto amante del fenomeno del turismo sessuale. Potrebbe trattarsi  di una trasgressione occasionale.
Gli autori individuano inoltre:
 un “pedofilo dalla personalità immatura” un soggetto che non è riuscito a sviluppare una normale capacità di rapporto. Si sente a suo agio solo in relazioni di disparità, generalmente questo non è aggressivo, corteggia il bambino con modi gentili.
Un “pedofilo regressivo” quello che pur non avendo incontrato difficoltà nei rapporti normali ha una vocazione per la pedofilia.
Un “pedofilo aggressivo” quello che ricava piacere dalla violenza anche estrema. Violentando il bambino è come se violentasse il suo se da piccolo, se è stato vittima in qualche modo nell’infanzia ora si sente carnefice.
Un “pedofilo omosex” quello che vede nel bambino se stesso da piccolo carente di cure materne, così lui lo ama come avrebbe voluto essere amato. 
WARD invece dagli anni 90 propone un'altra distinzione:
- Ansiosi resistenti, coloro che hanno poca autostima, si ritengono indegni d0amore, cercano approvazione di continuo. Il bambino è un partner che può essere controllato.
- Evitanti- timorosi, caratterizzati dalla tendenza ad evitare rapporti con soggetti di pari maturità sessuale per pregresse esperienze non positive. Le relazioni asimmetriche sono più semplice. Questi sono meno delicati dei precedenti.
- Evitanti- svalutativi, vanno alla ricerca di relazioni impersonali senza troppa emotività e sono molto aggressivi. 


Per la pedofilia non esistono numeri certi e le stime sull’estensione e la frequenza del fenomeno sono approssimative, questo vale per le statistiche generali come l’Istat e per le stime dei ricercatori. Solo in linea di massima si possono proporre stime sull’entità della pedofilia, bisogna valutare “caso per caso”.
Sotto il profilo criminologico anche la pedofilia è caratterizzata da un elevatissimo “numero oscuro”, quattro sono i fattori principali di questa oscurità: il modo caratteristico con cui la pedofilia è vissuta dal soggetto, la soddisfazione sessuale del proprio impulso p l’acquisizione di fiducia nelle proprie capacità sessuali; il soggetto è generalmente consapevole di effettuare un’azione illegale giudicata riprovevole ed è portato a mantenere il segreto sulla propria identità; c’è poi da considerare che il nucleo familiare del pedofilo, tende a coprirlo; infine difficilmente un bambino vittima di un abuso sessuale lo racconta ai familiari per vergogna, per paura di sanzioni o per timore del pedofilo.
I dati sommersi ammontano all’ 80-90% di casi non denunciati e non individuati. La difficoltà sulla stima dell’estensione della pedofilia è comune a tutte le devianze sessuali perché implica l’utilizzo della persona attraverso una violenza.
Su questo aspetto molto incide la percezione sociale della pedofilia; è evidente che lo strumento informatico si presti efficacemente alla propaganda di questo fenomeno.
Più oscura è la percezione sociale della pedofilia incestuosa, questo tipo di pedofilia secondo la Persico è da sempre presente nella letteratura.
Il divieto di incesto può essere considerato universalmente valido anche se esistono diverse teorie in merito, dalla teoria biologica di Morgan alla teoria totemica di Durkheim alle tesi di Freud e la teoria culturale di Lèvy- Strauss.
Alcuni paesi considerano l’incesto come reato a sé stante quali la Germani, gli USA, altri come Francia e Portogallo lo considerano come un’aggravante di altri reati; anche le pene sono differenti. In Gran Bretagna il matrimonio tra cugini è consentito mentre negli States nordamericani è proibito, variabile è anche la gradazione delle pene, negli Usa 5 anni mentre in California 50.

La pedofilia in Italia


In Italia le cifre riportate sono al di sotto del fenomeno in quanto dipendono fondamentalmente dalle denunce. Secondo i dati (1995-2005) della Polizia, gli abusi sessuali sui minori sono in costante aumento, nel 2002 la fascia d’età coinvolta in Italia è quella dei minori tra gli 11 e i 14 anni, ma nell’anno successivo 294 risultano le vittime tra 0 e 10 anni; in merito alla distribuzione territoriale spicca il Nord, fra le regioni è in testa la Lombardia, la Campania e la Sicilia.
Secondo Strauss l’incesto esiste ma facciamo finta di non saperlo, quando poi la notizia diventa ufficiale fingiamo di esserne sorpresi dunque la percezione sociale dell’incesto è contraddittoria. La pedofilia incestuosa più frequente è quella del padre e del padrino nei confronti della figlia o figliastra, meno diffuso è l’incesto tra fratello e sorella, raro è quello tra madre e figlio. Prevalente è l’abuso eterosessuale.
L’attrazione del padre naturale verso al figlia spesso inizia durante la pubertà, ma come osserva la Persico l’atto incestuoso è preceduto da una serie di attenzioni e se c’è un primo atto incestuoso, è difficile che non ce ne saranno altri, inoltre in pochi casi al madre viene a conoscenza della relazione e difficilmente denuncia.
I dati di Telefono Azzurro, Censis e dell’Autorità giudiziaria, sono spesso citati dai media . Nel 63% dei casi il soggetto attivo dell’abuso è un parente della vittima, nel 21% dei casi si tratta di un soggetto ben conosciuto e solo nel 16% dei casi è un estraneo.
Anche il Censis sottolinea che l’età delle vittime tende ad abbassarsi, inoltre spesso il pedofilo è un padre apparentemente amorevole e introverso perché l’abuso ha più a che fare con le sensazioni di potere e di dominio sull’altro che con il piacere sessuale.
Per quanto riguarda la pedofilia incestuosa, spesso al relazione si conclude quando la figlia inizia a uscire dall’ambito familiare e si emancipa dalla dipendenza sessuale del padre.
Secondo le stime di alcuni sessuologi la maggior parte degli abusi domestici è consumata da patrigni; vi sono poi casi eclatanti. La Persico ne ricorda uno del 1905 dove ad abusare del bambino erano stati il convivente della madre, la madre, i nonni e altri parenti e saltò fuori che i bisnonni avevano abusato dei nonni che a loro volta avevano abusato di figli e nipoti.
Il pedofilo è un soggetto che generalmente si muove con circospezione, da qui l’assalto alla rete, il pedofilo ha una doppia vita.
La ricerca condotta da Conte sembra attestare che i pedofili sono del tutto consapevoli di quello che fanno innanzitutto tengono il conto delle vittime: nel campione da lui analizzato variano da 1 a 40, per quanto riguarda l’età si va dai 18 mesi a salire e in molti casi le vittime sono parenti; ad attrarre il pedofilo sono tratti fisici, ma anche caratteriali.
La maggior parte degli intervistati ammettevano una forte paura per la possibilità di essere scoperti, da qui al preferenza per i bambini più piccoli. Dopo l’identificazione della vittima, nasceva il problema di convincerli ad iniziare il rapporto e quindi regali, parlare, giocare, fino al contatto fisico. Traspare al tendenza a minimizzare le conseguenze negative per le vittime.
Tonino Cantelmi si sofferma sulla “cultura pedofila” attraverso materiale reperito in internet nel 1998, si apprende che un’associazione di pedofili “The Slurp” ha diffuso una “lettera” a tutti bambini invitandoli a fare ciò che hanno il diritto di fare.
Per quanto riguarda al pedofilia on line, l’89% dei casi individuati rientrerebbe in una pedofilia esclusivamente voyeuristica ossia centrata sulla fruizione di materiale pedopornografico senza alcuno contatto fisico.
Dai dati forniti da Marco Strano è difficile individuare il pedofilo in rete.
Telefono Arcobaleno e Save the Children hanno individuato tra gennaio e giungo 2008 21.600 siti pedopornografici, secondo Telefono Azzurro il maggior numero di contatti i rete si verifica negli Usa, segue la Germania, mentre l’Italia è sesta, ma per la fine dell’anno si prevede un aumento del 35% della pedofilia on line.

La pedofilia online


L’utilizzo della rete da parte dei pedofili ha suscitato nell’opinione pubblica un forte e diffuso allarme. La pedofilia on line è entrata a far apre a pieno del “lato oscuro” della rete. Un esperto della Polizia, Domenico Vulpiani si chiede se l’accesso dei pedofili in rete stia ad indicare una crescita del numero di pedofili. La crescita sulla rete in termini di offerta e di scambio di immagini pornografiche relative a minori è da collegare ad una crescita della domanda ma non implica necessariamente un aumento della pedofilia.
Giordano, medico legale, crede che internet ha radunato i pedofili già esistenti.
E’ certamente aumentata al percezione sociale della pedofilia; a suscitare allarme sono le dichiarazioni ufficiali dei pedofili diffuse tramite la rete. 
Fanno effetto i vari decaloghi del perfetto pedofilo;la giornata dell’orgoglio dei pedofili.
L’ingresso della pedofilia e della pedopornografia nella rete rientra nelle caratteristiche del cyber crime. Il crimine in genere è sempre furtivo, quello informatico vede accentuate queste caratteristiche in quanto offre all’attore maggiori possibilità di restare anonimo.
Ma Internet ha anche portato a nuove forme criminali quali la cyber pedofilia e lo scambio organizzato di pedopornografia. Attraverso il computer la percezione del fenomeno sembra attuata in quanto il computer si interpone tra l’autore del crimine e la vittima o comunque rappresenta lo strumento principale per eseguire una determinata azione criminale.
L’Istituto di Ricerca Criminologa di Roma afferma che il cybercriminale in genere è:
a. un soggetto tendenzialmente non violento
b. un soggetto con elevate capacità di pianificazione del comportamento
c. un soggetto in possesso di minori strumenti psicologici di contenimento dell’ansia per l’assenza di un contatto diretto con al scena criminis e con la vittima
d. un soggetto con tendenza ad operare in solitudine
e. un soggetto che acquisisce tali competenze in ambito informatico
f. un soggetto che non si auto percepisce soggetto criminale.
La percezione del crimine in ambiente digitale risulta distorta, a risultare alterati sarebbero: la percezione dell’illegalità del comportamento; la stima del rischio di essere scoperti; l’essere denunciati; la percezione del danno provocato alla vittima; la valutazione della possibilità di sanzioni sociali.
Strano afferma che in alcuni casi di pedofilia on line le modalità di approccio dei pedofili nelle chat line evidenziano una sottostima dei rischi di essere scoperti. Sembra che diversi comportamenti illegali tecno mediati vengano effettuati da soggetti che difficilmente eseguirebbero in ambito digitale.
Studi e ricerche hanno permesso di comporre il “Digital profiling” del pedofilo online rispetto al modus operandi, agli aspetti clinici, alle reazioni dei minori contattati, alla connessione con la pedopornografia.
A proposito di quest’ultimo aspetto le funzioni sono: gratificazione ed eccitamento, nutrimento di fantasie sessuali, ricatto; dunque è un elemento centrale della pedofilia.
Secondo Giordano è possibile che la concentrazione di pedofili e di materiale pedopornografico su internet provochi un contenimento dei comportamenti.
La crescente presenza della pedofilia e della pedopornografia sulla rete offre anche la possibilità di più efficaci indagini per in questo caso la scena criminis non offre tracce fisiche; occorrono pertanto nuove tecniche come l’impiego di particolari software per analizzare e valutare i file-log in funzione di una correlazione con i profili criminologici.
La pedofilia è per sua natura particolarmente oscura, furtiva e nascosta. I possibili contatti tra studiosi e pedofili sono rari e avvengono in ambito carcerario.
In internet gli investigatori sottocopertura entrano in contatto telematico con i pedofili o si fingono bambini disponibili ad abboccare.
Queste indagini sono affidate alla Polizia Postale e delle Comunicazioni. Le indagini non si limitano all’individuazione degli autori di reati, ma sono anche finalizzate a stabilire quadri tipologici di carattere sociologico relativi agli individui. Fondamentale è l’individuazione del tipo di linguaggio usato nel mezzo informatico, nonché di altri elementi quali gli orari di presenza sulla rete. Esistono delle “linee guida” primarie: l’armonizzazione a livello internazionale delle normative di settore e la cooperazione investigativa. Tipiche del linguaggio informatico dei pedofili sono parole chiave come sex teen o pret love.
In internet il pedofilo comunica quella parte del Sé che tiene nascosta, la rete gli offre una sorta di risarcimento rispetto alle frustrazioni del reale per “restaurare” una parte del Sé.
Il computer è in grado di simulare certe forme di vita compreso l’eros.
Il principale rischio di un lavoro sulla pedofilia è quella di dedicare eccessiva attenzione al reo e alle sue problematiche psichiche trascurando al tutela delle vittime. 
Fra le diverse letture sul tema del trauma e da danno subito dal bambino interessante è lo scritto di Francesco Montecchi che parla di bambini vittime di “child abuse” e segnala che aumentano le vittime in ambito extra familiare anche se c’è una maggiore frequenza di abusi in ambito familiare. Secondo Montecchi le “radici del danno” non vanno colte nel momento in cui si è verificato l’abuso, ma precedentemente: nella quasi totalità delle vittime si tratta di bambini che non avevano avuto l’esperienza del contenimento fisico ed affettivo e si rendevano disponibili all’attenzione offerta di cui il pedofilo profitta.
Per quanto riguarda il danno che il bambino subisce, frequenti sono: disturbi d’ansia, disturbi dissociativi ed isterici, depressioni, predisposizione a comportamenti auto lesivi, disturbi del comportamento alimentare, tendenza a tossicodipendenza o a dipendenza da farmaci, perversioni, fantasie aggressive, fantasie sessuali perverse. Il danno psicologico non è tanto conseguenza dell’esperienza pedofila in sé quanto della rigidità dei meccanismi difensivi che vengono attuati per difendersi da sentimenti penosi conseguenti all’esperienza pedofila. Il meccanismo di difesa più utilizzato è la rimozione, ma quando questa non regge è possibile che venga usata la negazione. Un’altra difesa è la “sindrome dell’abusato-abusatore” che da adulto potrebbe indurre il soggetto a ripetere l’abuso per soddisfare bisogni non sessuali. 
Insomma: l’esperienza pedofila ha una seria ricaduta nello sviluppo affettivo, sessuale, relazionale e più precocemente si verifica più opera un’azione grave e devastante nello sviluppo successivo del bambino. Se non viene dato spazio d’ascolto, di accoglienza e trattamento terapeutico in seguito psicopatologie, comportamenti patologici e perversioni andranno a dominare il quadro evolutivo del bambino.
Anche in tema di terapie per i pedofili ci si muove in un quadro di incertezza e ritardo.
La pedofilia è da considera un disturbo sessuale che ha come esito l’abuso ai danni di minori prepuberi, ma nel campo degli abusi sessuali non esiste solo al pedofilia, ci sono anche il sadismo sessuale, il voyeurismo, l’esibizionismo. I confini tra disturbi non sono netti, l’eterogeneità delle forme rende difficile l’individuazioni delle terapie. 
Chi compie abusi sessuali è un malato o un delinquente? Secondo Bruno è l’una e l’altra cosa insieme. Lo stesso concetto di malattia sembra inadatto a descrivere comportamenti complessi, in particolare il concetto di malattia mentale è costituito da realtà completamente diverse tra loro. Un trattamento biologico può consistere nella castrazione chirurgica, castrazione chimica o psicochirurgia, escluse per motivi di carattere etico.
L’approccio medico-biologico si fonda sul presupposto per cui determinati comportamenti siano condizionati da anomalie fisiologiche concernenti la produzione di ormoni sessuali. In tutti i casi un trattamento chimico-farmacologico dovrebbe essere accompagnato da un trattamento psicologico che potrà consistere in un trattamento psicoanalitico ossia “cognitivo-comportamentale”.
La correzione di preferenze sessuali devianti non è semplice perché non tutti i soggetti sono disposti a liberarsi del disturbo. Le stime dicono che in caso di soggetti non trattati il tasso di recidività arriva oltre il 40%, in caso di trattamento scenderebbe al 19%.
Ma come si è detto i numeri in tema di pedofilia restano ancora oscuri.
di Anna Carla Russo
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