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Le due fasi della riforma del pubblico impiego e la contrattualizzazione del rapporto

Sono individuabili due fasi nel processo di riforma del pubblico impiego: una avviatasi con la L.421/1992, la quale ha conferito al Governo la delega per riformare la materia del pubblico impiego, cui sono seguiti interventi normativi notevoli; l'altra ripresa con la L. 59/1997, la quale ha riaperto il termine della delega per riformare il lavoro pubblico ed equipararlo maggiormente a quello privato, per giungere ad una riduzione degli sprechi gestionali e ad un recupero di efficienza nel settore pubblico. 
La prima fase ha fatto in modo che venisse “contrattualizzato il rapporto di pubblico impiego”, programmando un abolizione della giurisdizione amministrativa in materia a favore del giudice ordinario per quanto riguardava le controversie di lavoro dei pubblici dipendenti. La L.421/1992 ha mantenuto la distinzione tra lavoro pubblico e privato, riservando al lavoro pubblico lo status di rapporto di lavoro speciale, anche se di natura privatistica. Inoltre la legge suddetta ha lasciato alla sola disciplina di norme di legge e di regolamento ben sette materie, inerenti aspetti dell'organizzazione burocratica, organizzazione degli uffici, ruoli e dotazioni organiche, responsabilità giuridica dei singoli operatori. 
La seconda fase, invece, ha previsto anzitutto una delega legislativa in tema di contrattazione collettiva e rappresentatività sindacale nell'area del lavoro pubblico, nonché un'estensione completa al lavoro pubblico delle disposizioni del Codice civile e delle leggi sui rapporti di lavoro privato nell'impresa. Oltre a ciò è stata disposto il completo trasferimento di competenza al giudice ordinario di tutte le controversie relative al rapporto di lavoro. 
Va sottolineato che sotto la disciplina del codice civile non rientrano alcune categorie: magistrati, avvocati e procuratori dello Stato, personale militare e forze di polizia, personale delle carriere diplomatiche e prefettizie.
di Alessandra Infante
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