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Le fonti di storia dell'arte del Vasari

Vasari si è servito con garbo e intelligenza della maggior parte della letteratura artistica esistente prima di lui. Nella seconda la cosa si nota maggiormente: nomina molte fonti che prima aveva adoperato senza nominarle o con solo vaghe indicazioni. A giustificazione di ciò dobbiamo però ricordare che il concetto di plagio nel Rinascimento era cosa ben diversa da quella che possediamo noi moderni. Le fonti del Vasari possono essere divise in tre grandi gruppi. Fonti di storia dell'arte vera e propria.
È importantissimo notare come il povero Vasari dovette esaminare la maggior parte delle fonti nella loro forma manoscritta, e non nella comoda forma a stampa, che arriverà solo nel 1800. questa “eroicità” ci fa dimenticare i suoi errori e le sue sviste. A volte le fonti le nomina; altre volte le passa sotto silenzio. Si è servito così dei commentari di Ghiberti, nominato occasionalmente con l'epiteto di “verissimo”, nella versione non autografa contenuta in un manoscritto allora posseduto dall'amico Cosimo Bartoli. Pare che l'Anonimo Magliabechiano possedesse l'autografo. Nella Vita del Ghiberti della seconda edizione, dove Vasari parla del trattato del vecchio maestro, troviamo una immagine contorta, falsa e disonesta. Vasari, che si era servito largamente, a volte anche alla lettera, del Ghiberti, l'unica vera fonte attendibile per il Trecento, lo liquidava con un “poco utile se ne poteva ricavare”. Accanto al Ghiberti la sua fonte più importante è il Libro di Antonio Billi, specialmente per il '300 e il '400. Non dimentichiamo la cosiddetta Fonte K, utilizzata anche dai concorrenti Gelli e Magliabechiano. Sfrutta poi molto la biografia del Brunelleschi fatta da Manetti, specialmente nella notevole digressione sull'architettura. Nella seconda edizione può finalmente avvalersi di fonti per l'Italia settentrionale, e nel suo caso si tratta della lettera del Campagnola sui pittori di Padova. Disponeva poi di un ricco materiale di scritti teoretici di artisti, soprattutto per quanto riguarda la II edizione. Parliamo naturalmente del libro di bottega di Cennino Cennini, allora posseduto dall'orafo senese Giuliano. Ma non dimentichiamo il trattato di G.B.Bellucci di San Marino sulla costruzione delle fortezze e quello di Giorgio Martini in possesso del duca Cosimo. Per la II edizione si è avvalso pure del romanzo storico – artistico del Filarete.
Ci sono poi fonti che conosce solo per sentito dire. L'opera di Leonardo, da tempo sottratta all'Italia. Sul trattato di Piero della Francesca e il plagio di Luca Pacioli non sa che chiacchiere. Possiede notizie sugli scritto del contemporaneo e rivale Cellini. Naturalmente il Vasari ha anche utilizzato materiale stampato. Troviamo strano che gli sia rimasto ignoto il trattato a stampa del Gaurico, da tempo pubblicato. Conosce e adopera la guida dell'Albertini del 1508 e gli scritti di Alberti, tradotti dall'amico Cosimo Bartoli e curiosamente negli stessi anni delle Vite (1550 e 1568). Conosce la vita di Lamberto Lombardo, scritta in latino e mandatagli dallo stesso autore, Lampsonio. Ebbe una conoscenza superficiale degli scritti di Duhrer. Ha avuto un rapporto strano con la biografia di Michelangelo scritta da Condivi nel 1553. Più che strano, lo definiremmo apertamente disonesto. Mosso da gelosia, plagia sfacciatamente l'opera del Condivi spacciandola come di suo pugno, frutto delle sue ricerche. Condivi è nominato solo fuggevomente tra gli scolari di Michelangelo. Del resto Condivi aveva abbondantemente saccheggiato dalla prima edizione della Vite con intento apertamente ironico. Chi la fa... Non sono chiari i suoi rapporti con la descrizione dei Paesi Bassi fatta da Ludovico Guicciardini nel 1567, che però utilizzò la I edizione delle Vite, nominando espressamente Vasari e lodandolo grandemente. Essendo architetto supponiamo che Vasari conoscesse la già allora imponente letteratura architettonica. Cita, infatti, gli scritti Vitruviani e i commenti del Cesariano, del Barbaro, del Caporali, del Serlio, del Vignola; annuncia addirittura l'uscita dell'opera del Palladio. Accenna anche alle misure degli edifici romani di Peruzzi e del Bramantino. Infine Vasari aveva avviato una fitta corrispondenza con chiunque potesse ausiliarlo nel fornirgli notizie utili alla sua opera. Nominiamo il Campagnola, Cosimo Bartoli, il Lampsonio. Fra Marco de Medici per i veronesi, i domenicani per Fra Bartolomeo. Si lamente delle scarse notizie da Venezia nella vita di Carpaccio. Lamberto Lombardo, a Liegi, gli diede notizie, nel 1565, sugli artisti della Germania. Attinse moltissimo anche dalla sua corrispondenza col Salviati e naturalmente con
Michelangelo.

di Gherardo Fabretti
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