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Le imprese multinazionali



La quarta modalità di crescita dell'impresa riguarda l'espansione verso aree geograficamente lontane, tramite investimenti diretti in unità produttive all'estero che consentano all'azienda di sfruttare anche fuori dai confini nazionali in vantaggio competitivo offerto dalle proprie capabilities. Avviene cosi la trasformazione delle imprese manageriali in imprese multinazionali (alla fine dell'Ottocento-inizio Novecento), ovvero in imprese che controllano operazioni o attività che generano reddito in più di un paese. Diversi fattori possono spingere l'impresa a creare propri impianti in un paese estero: per superare il protezionismo di paesi che forniscono materie prime e semilavorati, quindi per aggirare le tariffe doganali; per sfruttare il basso costo del lavoro (grande disponibilità di lavoro, anche minorile); per sfruttare nuovi potenziali mercati e vendere in quel paese; per prevenire la concorrenza (in un nuovo mercato non ho concorrenti); per riuscire a differenziare un prodotto o una marca.
La diffusione delle multinazionali è stata ispirata soprattutto dal processo di internazionalizzazione che ha caratterizzato le economie dei singoli paesi dovuta a:
- sviluppo dei trasporti tra USA e Europa;
- sviluppo di navi frigorifero;
- invenzione del telegrafo;
- asse euro-americano (libera circolazione delle merci);
- innovazioni tecnologiche.
Lo sviluppo economico ha accelerato i commerci internazionali. Si ebbero nuovi trasporti: le rotte rimangono uguali, ma cambiano i prodotti trasportati. Le rotte vennero ridotte grazie all'apertura del canale di Suez (1868) e di Panama (1904). Gli Usa erano un ponte tra l'Asia e il Sud America ed erano interessati al Giappone e Filippine per quanto riguarda l'Asia e al Brasile, Argentina e Cile per quanto riguarda il Sud-America. L'Inghilterra manteneva il controllo sulle Indie e la Francia sull'Indocina, Vietnam e Thailandia. Con il processi di internazionalizzazione c'è un flusso di beni dall'Europa e Usa verso i paesi extraeuropei a clima temperato: in cambio  di manufatti e macchine industriali, in Europa e Usa affluiscono merci e materie prime a basso valore.
I paesi tropicali acquistavano prodotti che in Europa  non avevano più mercato perchè obsoleti. I paesi extraeuropei praticavano un'agricoltura estensiva e dipendevano totalmente dai mercati europei.
Nel secondo dopoguerra, la grande espansione degli investimenti diretti all'estero (FDI, Foreign Direct Investment) degli Stati Uniti arrivarono a coprire i 4/5 del totale dei nuovi flussi.
La maggior parte delle multinazionali europee era rappresentata da imprese registrate in madrepatria ma che all'interno di essa non svolgevano alcuna attività: non erano filiazioni estere di grandi imprese nazionali ma aziende specializzate in una singola attività, prodotto o servizio, solitamente in un solo paese. (free standing companies inglesi).
America: Sud America e sud-est Asiatico
Italia: AGIP, nel 1926.
Le multinazionali cercarono l'appoggio del governo del paese in cui operavano ed erano sviluppate soprattutto nel settore petrolifero, nella produzione e commercio di materie prime e coloniali.
Dopo la crisi degli anni Trenta ci fu una discesa nel flusso di FDI. La fase più recente dell'evoluzione delle multinazionali è segnata dagli anni Ottanta con un boom degli FDI, che apre l'età della globalizzazione.

di Melissa Gattoni
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