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Magra come un’acciuga

L’alice è troppo prolifica per essere un cibo da signori, ma è tanto abbondante da sfamare chi fa i conti con la fame. Nutrirsi di aringhe e sardine era esperienza quotidiana per i poveri, ma diventava edificante affinamento spirituale per i ricchi nei giorni di vigilia e di astinenza dalle carni, come Enrico IV che durante i digiuni cui la nuova confessione lo costringeva si consolava spacciandosi di sardine.
Oggi che la fame non fa più paura almeno nell’occidente i precetti religiosi hanno lasciato il posto agli imperativi estetici di magrezza. Questo ha segnato la rivincita del pesce azzurro, ottimo contro il colesterolo e i radicali liberi. 
di Anna Carla Russo
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