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Problemi dell’industrializzazione italiana nel primo periodo postunitario – Stefano Fenoaltea

Nel primo periodo postunitario l’Italia periferica beneficiava come tale dello sviluppo rigoglioso del centro e partecipò pienamente al movimento libero-scambista paneuropeo. A differenza dell’industria inglese, quella delle periferie era naturalmente protezionista; e l’industria italiana già nel 1878 riusciva ad ottenere una certa protezione.
La vera svolta protezionista venne in Italia pochi anni dopo, a seguito del crollo del prezzo del grano dovuto all’importazione d’oltremare con i nuovi mezzi a vapore. Alla vecchia pressione protezionista dell’industria su aggiunse dunque quella nuova dei cerealicoltori. A differenza dell’Inghilterra del 1846, l’Italia del 1887 rifiutò di sacrificare la cerealicoltura, e con i dazi sui prodotti cotonieri e siderurgici, alzò, di molto, quelli sul grano.
19. La Germania tra le grandi potenze – Michael Sturmer
Bismarck coniugò una politica estera pacifica a una politica interna aggressiva. Era sua la politica di indebolire il parlamento, spoliticizzare il liberalismo, spazzar via i leader carismatici e addomesticare il nazionalismo. Bismarck in tal modo ottenne molto. Solo una cosa non gli riuscì, liberare la Germania dalla minaccia costituita dalla sua posizione centrale e superare con la diplomazia la geografia e la storia.
Perché l’impero non potè durare nel modo voluto da Bismarck? Un governo che volesse cavalcare la tigre del nazionalismo, doveva reggersi ben saldo in sella alla belva. E nondimeno, Bismarck la pensava così. Ma era una concezione destinata a crollare. Lo Stato aveva bisogno di solide forze di coesione interne e questo richiedeva maggior espansione e affermazione internazionale, più pacificazione sociale e maggiori riforme sociali di quante Bismarck ne volesse concedere. La sua utopia di conservatore non aveva futuro; il 17 marzo 1890 il giovane imperatore accettò le dimissioni presentate dal vecchio cancelliere.
Il Neue Kurs del 1890 puntava all’interno a promuovere la pacificazione sociale e all’esterno a creare un clima di fiducia. Il cancelliere imperiale von Caprivi cercò un’intesa con l’Inghilterra. Con la Russia andò per la prima volta in porto un trattato commerciale. Il Neue Kurs portò inoltre, rispetto alla dura dirigenza politica di Bismarck, più politica sociale, più economia industriale, più posti di lavoro nell’industria e più sviluppo di quanto tutto ciò non fosse compatibile con l’equilibrio interno dei poteri. E ora furono i grandi proprietari terrieri e gli altiforni a ribellarsi. Caprivi dovette ritirarsi e cedere il posto al grigio principe Hohenlohe.
La politica di Caprivi aveva aperto alla Germania la strada verso l’economia internazionale. Ora era la volta della politica mondiale e, in particolare, della conquista coloniale nelle terre d’Africa. La politica internazionale doveva divenire il collante in grado di tenere insieme la società di massa industriale: assicurare posti di lavoro, sviluppo, prosperità ma anche creare entusiasmo e plauso attorno al governo e alla dinastia, e rafforzare lo Stato. Nel 1898 incominciò la costruzione della flotta da guerra come condizione e strumento del commercio internazionale e per l’affermazione della Germania del mondo.
Annessione dell’Alsazia-Lorena e costruzione di una flotta da guerra: una politica tanto popolare quanto pericolosa. Un’aria greve in campo politico incombeva sull’Europa agli inizi del nuovo secolo, con i colloqui fra gli stati maggiori di Francia e Inghilterra del 1911, ove si predisponevano le direttive di lotte per difendersi dall’attesa avanzata tedesca. Nel 1902, la possibilità di un’alleanza tra Gran Bretagna e Germania svanì di fronte alle tensioni nella guerra anglo-boema e alla rivalità riguardo Mesopotamia e ferrovie turche.
Le rotture che si aprivano nella politica provenivano fondamentalmente dalla cultura e dalla società. Spuntava un’epoca di malia e tentazione, colma di sete di senso e perdita di senso. Dal sentimento di decadenza e di sbandamento nascevano visioni di guerra civile e lotta finale. Il darwinismo grossolano, che annunciava la sopravvivenza dei più forti, diventava un sogno collettivo ad occhi aperti.
Finiva la civiltà politica dell’epoca liberale, lustro del XIX secolo. Da tutte le parti si faceva largo che il consenso di massa nella società industriale non aveva il suo humus nel terreno borghese, bensì nelle manifestazioni di piazza, nella ricerca di senso in un mondo senza Dio e nel bisogno di un leader diverso e nuovo. Leadership carismatica, forza plebiscitaria e seguito di massa determinarono un profondo cambiamento radicale nel panorama dei partiti tedeschi alla svolta del secolo.
di Domenico Valenza
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