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Qualche riflessione sul film etnografico e sul video


Nel tentativo di dar conto della specificità degli studi italiani si è insistito sull'esiguità dell'esperienza coloniale, sulle contraddizioni sociali interne, sulla scarsa credibilità politica delle istanze riformiste, sulle dinamiche storiche connesse allo sviluppo di uno sguardo da vicino. Si sono però trascurati i limiti propriamente culturali insisti nella tradizione italiana.
Non si è sufficientemente posto l'accento ad esempio sul fatto che in Occidente si caratterizza come visiva per eccellenza, basata  sull'occhio, sullo sguardo, sulle immagini, sia stata per noi essenzialmente disciplina di parole, di scritture, di credenze, poggiata sino ad epoca assai tarda, sull'indagine filologica, sul reperto bibliografico e archivistico. La conclamata sensibilità per lo sguardo diretto e per l'immagine, i voti per un suo uso diffuso, i progetti di catalogazione fotografica o filmografica di Paolo Mantegazza o Giogli o qualche altro, non incidono in profondità nella realtà scientifica e accademica italiana, non modificano sostanzialmente quanto su detto. Il connotato scientista dell'antropologia occidentale è sostenuto dal tratto portante dell'empirismo critico, quello dell'osservazione diretta del fenomeno.

È lo sguardo che radica storicamente l'etnografia e l'antropologia europea e americana, sottraendola, per lo meno nella fase di raccolta del dato, di formazione del significato, al campo umanistico e letterario. Il permanere dell'antropologia italiana in ogni sua fase all'interno di un processo uditivo, scrittorio, letterario, limita lo sviluppo in direzione delle scienze naturali ed esatte, dell'osservazione empirica, dell'impiego delle tecnologie. Al di là delle ragioni di ordine storico, delle difficoltà, delle differenze e dei ritardi, il film etnografico stenta a trovare un suo statuto per ragioni complesse che attengono alla natura stessa del cinema. È opinione largamente diffusa malgrado alcuni autorevoli pareri contrari, che il cinema, sin dalla sua nascita, sia stato un mezzo legato all'esigenza e al metodo scientifici. È l'analisi scientifica del movimento, è la possibilità di scomporlo in unità sequenziali osservabili e misurabili, che muoverebbe, sin dagli ultimi decenni dell'800, verso il suo impiego e il suo sviluppo.
di Marianna Tesoriero
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