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Riforma del contratto a tempo determinato

In attuazione della Direttiva comunitaria 99/70, contenente l'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso tra le organizzazioni sindacali a livello comunitario, il Governo italiano ha emanato il D.Lgs.368/2001, che ha riformato la disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato, abrogando totalmente la L.230/1962 e le norme ad essa collegate, fatta eccezione per le ipotesi di assunzione a In linea con la precedente L.230, anche il decreto suddetto prevede che il contratto di lavoro a tempo determinato debba recare delle causali, ma priva esse del carattere della "tassatività", prevedendo che debbano semplicemente rispondere a ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo e sostitutivo. Vengono, quindi, rimossi i limiti all'eccezionalità del rapporto di lavoro a tempo determinato, consentendo all'autonomia contrattuale di prevedere una moltitudine di casi in cui è permesso stipulare questo tipo di contratto. Ovviamente la causa giustificatrice deve realmente esistere ed anche nella nuova disciplina è previsto che il contratto sia stipulato per iscritto ad substantiam, anche se il carattere di norma aperta permette al datore di lavoro di trovare una qualsivoglia giustificazione alla conclusione di un contratto a tempo determinato in luogo di uno a tempo indeterminato. 
Il contratto deve specificare la causa e la scadenza del termine ed essere consegnato entro 5 giorni lavorativi dall'inizio della prestazione al lavoratore, altrimenti perderà di efficacia e verrà considerato come contratto a tempo indeterminato. Il giudice, tra l'altro, che si dovesse ritrovare dinanzi all'impugnazione di un siffatto contratto, potrà, senza entrare nel merito, verificare la sussistenza effettiva della causa giustificatrice. 
di Alessandra Infante
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