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Tutela della libertà e della concorrenza tra Carta costituzionale e Autorità di garanzia

Si è osservato che nella Carta costituzionale non c’è la cultura del mercato, ma c’è la necessità di difenderlo dall’alternativa del regime comunista.
Domina un sentimento misto che va a posarsi sull’iniziativa economica privata con il duplice intento di difenderlo e di assoggettarlo, non alle regole della concorrenza, ma a programmi e controlli, impulsi, orientamenti pubblici.
Il confronto con l’oggi può essere illuminante se solo si consideri il ruolo attuale delle Autorità di garanzia.
Contro l’idea di una loro funzione arbitrale, espressione di un diritto e di un controllo soft, emerge la realtà di un intervento incisivo e penetrante sull’autonomia privata e la libertà di contratto.
Emerge un ulteriore di prova del legame stretto fra intervento pubblico e tutela della concorrenza.
Ciò che distingue le due ipotesi sono le modalità dell’intervento, diverso a seconda della diversità delle epoche storiche e dei problemi concreti da risolvere.
La tutela della libertà di concorrenza come la libertà di iniziativa economica e la libertà di contratto trovano il loro fondamento non in percezioni o teorie economiche o su di un ordine spontaneo del mercato ma in una cornice di regole, valori e principi che solo una Costituzione può fornire.
Il nostro ordinamento deve conciliare tre valori strettamente connessi: l’economicità, la giustizia sociale e la libertà individuale.

di Stefano Civitelli
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