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Un approccio semiotico ai modelli della comunicazione

Appare evidente che, nella prospettiva semiotica, la comunicazione va osservata anzitutto nella sua connessione con i linguaggi, media grazie ai quali la comunicazione stessa può essere resa manifesta, nonché nelle dinamiche attraverso cui gli interlocutori ricostruiscuono il senso comune trasmesso dal linguaggio. Il modello di Jakobson, ampiamente divulgato negli anni Sessanta è stato successivamente rivisitato da chi ne ha scorto i limiti della linearità. Denominato dalla critica “dello scambio eguale”, il modello viene descritto attraverso una metafora che associa la comunicazione unitaria umana ad un processo simile a quello messo in atto nel trasferimento di un pacco postale da un luogo ad un altro. Il MPC prevede che il messaggio, confezionato come un pacco con dentro un contenuto (significato), venga inviato lungo il canale al suo ricevente il quale non farebbe altro che aprirlo e prelevarne il contenuto stesso, senza che questo abbia subito alterazioni durante il passaggio. Ai MPC si sostituisce il modello relazionale: mettendo in gioco l’attività psicologico-emotiva del ricevente la comunicazione non può più essere basata sulla certezza dell’equivalenza bensì sull’incertezza della variabilità. Queste caratteristiche definiscono solo i due opposti di un continuum comunicativo dei quali soltanto uno è innegabile e ciè quello dell’insuccesso. Nella prospettiva che stiamo illustrando, la dicotomia in cui l’ordine si contrappone al disordine individuerebbe solo le due estremizzazioni di quello che consideriamo, al contrario, un continuum comunicativo. Ciò spinge a elaborare ulteriori modelli che abbandonano l’idea dell’informazione. In ambito semiotico, quello semiotico-informazionale mette in luce le difficoltà della decodifica, sposta, pertanto, l’attenzione dal codice alla significazione e nei sottocodici come sottoinsiemi specifici rivolti alla ricerca delle connotazioni più giuste. Successivamente il modello perde l’ultima componente informazionale e viene ribattezzato come semiotico-testuale: ogni messaggio viene inteso come un testo innestato in un universo di testi, in cui i riferimenti interni dall’uno all’altro divengono a loro volta indispensabili per la comprensione. Si parla anche di un modello semiotico-enunciazionale nell’ottica in cui le circostanze di enunciazione divengono altrettanti fattori intrinseci alla comunicazione tanto che le pratiche tesutali devono rifarsi a situazioni allargate di riferimenti interattivi.

di Niccolò Gramigni
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