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L'infotainment

Storia del rotocalco giornalistico

Nel rotocalco che fa parte del grande genere dell’informazione vengono affrontati temi di carattere politico, sportivo, religioso, culturale. Il rotocalco giornalistico rappresenta un contenitore dove argomento consueto è quello della politica, affrontato agli inizi delle prime trasmissioni di questo tipo in maniera molto seria, poi dagli anni’70 in modo sempre più leggero.

Il primo rotocalco televisivo è RT, che costituì la prima rubrica d’attualità con i ritmi e i contenuti della stampa periodica, del settimanale illustrato. Il programma si basava su tante piccole inchieste della durata di quindici minuti che trattavano argomenti di politica nazionale e internazionale, di cronaca e di costume, ma soprattutto portavano alla luce delle telecamere gli aspetti più umani, psicologici e familiari delle vicende.

RT ebbe nove puntate, è andato in onda solo dal 31marzo al 21luglio1962, il sabato sul Secondo, la domenica in replica sul Nazionale, queste sembrano iscritte nella memoria collettiva come un archetipo professionale del giornalismo televisivo italiano. RT fu al tempo stesso il risultato di un’epoca, gli anni Sessanta, di una concezione giornalistica, il rotocalco, e di uno stile individuale, quello di Enzo Biagi. Due anni dopo un’altra trasmissione, TV7, ha sostituito RT, codificando in maniera definitiva la nuova formula dei settimanali giornalistici televisivi.

Una nuova formula ispirata a temi di approfondimento del Telegiornale fa di TV7 il vero progenitore dei settimanali giornalistici televisivi. L’attualità diventa il nucleo centrale cui tendono e da cui si diramano i servizi che compongono ogni numero. In TV7 sono evidenti i principi del moderno News Magazine; un prodotto giornalistico molto attento all’attualità.

Ma la concezione giornalistica era già quella del News Magazine con una gerarchia inevitabilmente elitaria tra notizie importanti e notizie interessanti. Il più importante dei servizi, un’inchiesta o uno special, dura, di solito, dai quindici ai diciotto minuti, mentre gli altri servizi non superano i sei, sette minuti creando così una “struttura a mosaico”, capace di fornire una prima informazione da una parte, e un quadro esauriente e approfondito di ciò che è successo nell’arco della settimana, dall’altra.

TV7, a differenza di RT di Enzo Biagi (in onda fino al 21luglio1962), non prende in considerazione la cronaca e il costume, neppure come chiave di lettura dell’attualità, ma tende, invece, a personalizzare l’avvenimento. L’informazione, la notizia, l’evento scaturiscono dal personaggio protagonista o dalle parole del cronista stesso che, a imitazione del giornalismo americano, cerca la presenza costante in video.

Il timido cronista Rai imbocca così, per la prima volta, la strada del giornalismo d’assalto e dell’informazione spettacolo, ma, proprio perché appendice del Telegiornale, la rubrica risente ben presto della stessa crisi di credibilità del TG. E’ accusato di essere poco critico verso la classe politica e di preferire lo stupore nei confronti delle meraviglie del perdurante boom economico.
Quando l’evoluzione tecnica del mezzo apre nuovi orizzonti all’informazione televisiva, permette i collegamenti in diretta, consente alle telecamere di raggiungere i luoghi più lontani, TV7 è ormai costretto a chiudere, senza clamori ma con molti rimpianti, soprattutto per l’accuratezza nell’uso del linguaggio con cui venivano confezionati i servizi.

Secondo Giovanni Cesareo, la debolezza di fondo della rubrica è quella di limitarsi a rapide e parziali incursioni nella realtà italiana (ad ogni servizio non dedica più di un quarto d’ora), per concedere uno spazio assai più ampio e un’attenzione molto maggiore agli avvenimenti e alle situazioni di altri paesi o di altri continenti.

Nel gennaio1996, con la stessa celebre sigla (un brano jazz firmato da Stan Kenton), il TG1 ripropone il settimanale, a cura di Romano Tamberlich, Roberto Fontolan, Raffaele Genah e Maddalena Labricciosa. La nuova edizione permette di capire immediatamente come la forza dell’originale TV7 stesse soprattutto nella riservatezza dei TG. Bastava poco per diventare <>, bastava la collaborazione di qualche collega più spregiudicato per lacerare i veli del conformismo dominante.

Si nota comunque una grande differenza stilistica: il TV7 di ieri aveva come referente principale l’inchiesta cinematografica: grande cura del racconto per immagini, ricorso frequente al regista e una vivissima attenzione al montaggio. Il TV7 di oggi è linguisticamente più indulgente, meno preoccupato delle inquadrature, assoggettato alle leggi del talk show. Il Tv7 odierno, in onda il Venerdì alle 23:35, in una recente puntata ha proposto un reportage sul mondo degli adolescenti, si è occupata di fare sapere che cosa leggono, quale linguaggio usano, quali sono i loro programmi televisivi preferiti, infine ha documentato il modo in cui si vestono.

Nel corso delle puntate proposte da questo settimanale del Tg1 si sono trattati diversi servizi, tra i più interessanti mandati in onda si è parlato di “Viaggio in Romania” di Massimo De Angelis.
Questo reportage ha compiuto una ricognizione nel Paese dopo la fine del regime di Ceasescu, soffermandosi sui rapporti con l’imprenditoria italiana (oggi le nostre industrie installate sul territorio rumeno sono 1350) e sui tentativi di valorizzazione di una manodopera utilizzata soprattutto per il suo basso costo.

Gli anni Sessanta vedono la messa in onda dei primi rotocalchi televisivi, che devono il nome al loro primo modello, RT (1962) diretto da Enzo Biagi. Si tratta di programmi periodici, che comprendono servizi filmati o piccole inchieste. Fra i rotocalchi storici si ricordano: “Tv Sette” di Giorgio Vecchietti, in onda dal 1963 al 1966, riproposto dalla Rai nel 1996; “Linea diretta”, “Spot”, “Il caso”, “Il fatto” di Enzo Biagi; “Odeon” di Brando Giordani ed Emilio Ravel; “Samarcanda” di Michele Santoro che ha generato una fortunata serie di trasmissioni (“Il rosso e il nero”, “Tempo reale”, “Moby Dick”, in onda su Italia1, e di nuovo in Rai con “Circus”).

Tutte queste trasmissioni sono caratterizzate da una struttura mista che comprende servizi filmati, collegamenti in diretta e dibattito in studio. Negli anni Novanta, con l’avvento dell’informazione sui canali privati, sono nati rotocalchi fortemente orientati alla cronaca, nera e rosa, al limite del pettegolezzo (“La cronaca in diretta”, “Verissimo”). Un’altra trasmissione molto conosciuta è Odeon; “Fare informazione sullo spettacolo facendo spettacolo” è il proposito di Brando Giordani ed Emilio Ravel, autori della nuova rubrica del TG2.

Questo brano è tratto dalla tesi:

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Informazioni tesi

  Autore: Federico Parlati
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Carlo Freccero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

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