Il concetto di istinto materno tra mito e realtà

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Daniela Grossi Contatta »

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Diventare madre: risorse e criticità del percorso di Daniela Grossi

Si è scelto di iniziare questo paragrafo con la citazione che Elisabeth Badinter (2012) mette in copertina del suo libro "L'amore in più. Storia dell'amore materno", per sottolineare che il modo di pensare la maternità è, oggi, molto diverso da quanto si sosteneva in passato.
Secondo l'autrice l'essere madre non è innato nella donna, non esiste nessun istinto materno e, aggiunge, che la maternità non ha nulla di naturale.

Elisabeth Badinter (2012) ripercorrendo la storia degli ultimi secoli, arriva a sostenere che il concetto di amore materno si evolve nel tempo e che, dato che è un sentimento, esso è incerto ed imperfetto.
L'amore materno, proprio come le altre tipologie d'amore, non può e non deve essere dato per scontato, perché esso è soggetto ad alti e bassi, può esserci, sparire per poi riapparire in un secondo momento.
Esso è, per l'appunto, un amore in più, e come tale va considerato.

Ogni indagine sul comportamento materno non può prescindere dal considerare che la maternità è solo una delle dimensioni della donna che, inevitabilmente, ha aspirazioni e interessi che spesso non hanno nulla a che fare con i figli o il marito.
Il mito dell'istinto materno, secondo la Badinter (2012) avrebbe origine verso la fine del XVIII° secolo quando il concetto di maternità inizia, progressivamente, a rivoluzionarsi.

In quei decenni si fanno sempre più frequenti le pubblicazioni che raccomandano alle donne di occuparsi personalmente della cura dei bambini attraverso, innanzitutto, l'allattamento.
Riprendendo le parole dell'autrice (Badinter 2012, p.153):
"…Alla fine del Settecento l'amore materno appare come un nuovo concetto. Non si ignora che questo sentimento è esistito da sempre, se non sempre e dovunque, ma ora ci si compiace di ricordarne l'esistenza nei tempi passati...ma quello che appare nuovo è l'esaltazione dell'amore materno come valore nello stesso tempo naturale e sociale, favorevole alla specie e alla società…".
Si ha uno spostamento di attenzione dall'autorità paterna al concetto di amore che verrà così saldamente associato alla figura della madre.
Tutto ciò con l'obiettivo di preservare il bambino e favorirne la sopravvivenza.
I motivi di questo cambiamento, secondo Elisabeth Badinter (2012), possono essere raccolti in tre categorie:

• Motivazione economica: in quegli anni si sviluppa una nuova scienza, ovvero la demografia, e questo ha permesso di diventare più consapevoli rispetto all'importanza che in una nazione assume il numero dei cittadini. Se le madri dedicano più tempo alle cure del bambino, aumentano le sue probabilità di sopravvivenza, in un secolo in cui la mortalità infantile era estremamente elevata. Nel Settecento le madri, secondo la Badinter (2012), avevano una funzione simile a quella degli allevatori o degli agricoltori. Da un punto di vista prettamente economico, cioè, una popolazione più numerosa permetteva di raggiungere una maggior ricchezza e benessere. Il bambino, in questi anni, inizia ad assumere la funzione di merce: egli rappresenta una potenziale ricchezza e quindi è da tutelare. Queste teorie, in realtà, si diffusero solo all'interno di una ristretta cerchia di uomini illuminati che avevano confidenza con le materie economiche.

• Motivazione filosofica: Elisabeth Badinter (2012) analizza la filosofia del Settecento in Francia e individua due grandi ideali portati avanti dall'Illuminismo, ovvero l'uguaglianza e la felicità individuale. Per quanto riguarda il concetto di uguaglianza, l'autrice sottolinea come, in realtà, questo fosse rivolto più ad una uguaglianza tra uomini all'interno delle diverse classi sociali, che tra i diversi esseri umani (ovvero uomini, donne e bambini). Tuttavia ciò favorì il riconoscimento, anche se in maniera non completa, dello status di bambino e di madre. La donna, in quanto madre, veniva valorizzata e investita di una certa autonomia rispetto alla cura della prole. Il secondo ideale filosofico perseguito dall'Illuminismo, è quello di felicità. Questa filosofia ha favorito uno spostamento di interesse nei confronti della vita attuale: l'obiettivo non è più quello di prepararci alla morte cercando di mantenere un'anima pura, ma vivere nel qui ed ora. L'uomo è fatto per essere felice e i filosofi hanno il compito di individuare gli elementi che permettono che ciò si realizzi. Si parla di "ragionevole felicità" che è quella che si raggiunge nel momento in cui fisicamente si è sani, si ha una coscienza tranquilla e le condizioni di vita sono soddisfacenti. Ecco allora che se la felicità non solo è possibile, ma pure auspicabile, il microsistema familiare diventa il contesto privilegiato per raggiungerla. Nel Settecento si prende, così, coscienza del fatto che i rapporti familiari (tra coniugi, ma anche tra genitori e figli) possono contribuire alla felicità solo se fondati sull'amore. Non l'amore passionale soggetto ad andamento imprevedibile, ma l'amore-affetto. L'amore diventa, in questo modo, un diritto di ognuno, ne consegue che il matrimonio deve essere una libera scelta poiché rappresenta il luogo privilegiato della felicità, il cui culmine consiste con la procreazione. La maternità, seguendo questa prospettiva, non è più un dovere imposto ma rappresenterebbe la più dolce e invidiabile attività cui una donna può aspirare. […]