La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Marco Avena Contatta »

Composta da 290 pagine.

 

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Anteprima della Tesi di Marco Avena

Anteprima della tesi: La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno, Pagina 15
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15 in chiave profetica si giunge, nel XIX secolo, alla convinzione che i sogni siano il puro frutto di sensazioni cinestesiche del corpo e dell’immagine retinica durante il sonno. Il passaggio dall’interpretazione religiosa a quella profana dei sogni, ne decreta una rilevante perdita di importanza. Sarà compito del Romanticismo, con la sua attenzione all’attività fantastica, operare una sua prima rivalutazione. Non cito i poeti della Scuola Romantica, perché andrebbe oltre gli scopi di questa tesi presentare una rassegna dei lavori letterari basati sull’uso dei sogni. Mi limito a citare un grande filosofo come Nietzsche, che ne La nascita della tragedia (1872), si schierò decisamente dalla parte del sogno in quanto specchio fedele della realtà. Nietzsche associò il sogno all’istinto, all’oscurità e al divenire, opposti alla ragione, alla luce e alla stasi di un mondo finito 7 . Bisognerà aspettare l’opera di Freud del 1900, L’interpretazione dei sogni, affinché il sogno, rivalutato prima dai poeti, sia riconosciuto, anche dal mondo scientifico occidentale, come attributo fondamentale dell’uomo. In oriente invece, come detto sopra, il sogno non ha mai subito un discredito simile a quello patito in occidente. Si può trovare una visione simile a quella del sogno freudiano addirittura molti secoli prima, nei monaci tibetani. Anche secondo costoro i sogni nascono dai desideri (come dirà Freud, 1899), che essi chiamano “attaccamenti”. La psicologia lamaista asserisce che i sogni servono prima di tutto ad appagare i desideri, ma, a differenza dei seguaci delle teorie freudiane, considerano il sesso solo uno dei possibili “attaccamenti”. Scopo dei sogni è guidare il sognatore alla liberazione dai desideri/attaccamenti. Attraverso tale liberazione si giungerebbe ad un traguardo, riferito alla totalità dell’esistenza, che assomiglia molto al Sé di Jung (1945). La “psicologia” lamaista distingue i sogni in due categorie: “karmici” (in questo caso il termine “karma” va inteso come “conseguenza” di pensieri o azioni) e “di chiarezza della mente”. I primi vengono generati da “semi karmici” che sono, appunto, gli attaccamenti, ma possono essere anche traumi emotivi, problemi di difficile soluzione o, addirittura, tracce karmiche di vite precedenti. I secondi sono i sogni che nascono dalla consapevolezza dell’illusorietà della realtà e cioè quando si è raggiunta la “chiarezza della mente”. Il distacco dagli attaccamenti viene raggiunto lentamente, fin che si sarà saziato completamente ogni desiderio. 7 Un secolo dopo W.Gordon Lawrence contrapporrà il “finito” all’ “infinito”, intendendo per “finito” il conscio e per “infinito” l’inconscio.